Virus

Attenzione genitori!

Si sta diffondendo un contagiosissimo virus che colpisce prevalentemente i bambini tra i 5 e i 10 anni.

Una volta contratto è molto difficile debellarlo, per cui si consiglia innanzitutto una profilassi preventiva.

INCUBAZIONE E SINTOMI

L’incubazione ha una durata che varia da 1 a 10 giorni.

Appena entrato in contatto con il virus il soggetto è affetto da un’insolita inerzia, seguita da assenza di risposta agli stimoli e, in alcuni casi, catatonia. Questo stato di atarassia spesso provoca reazioni psichiatriche nell’adulto deputato all’accudimento del minore, aggravando un quadro clinico familiare già fortemente compromesso.

Finito il periodo di incubazione il soggetto comincerà ad aggirarsi afasico, con gli occhi arrossati, in cerca di qualsiasi bene di consumo di consistenza ritenuta idonea al vano tentativo di assemblare quella che è diventata la sua ossessione: fare lo slime.

Poco importa che lo slime in questione al tatto si manifesti come cerume con grumi di vomito e che per farlo il piccolo zombie abbia stuprato diverse specie di frutta, depredato la dispensa di farina, zucchero e polveri di qualsiasi tipo (spero che teniate quella bianca con la quale vi aiutate ad arrivare a fine giornata fuori dalla portata dei bambini), vandalizzato i flaconi di sapone reperiti in bagno, trafugato tutti i contenitori atti a travasi lasciandosi alle spalle scie di residui mucillaginosi. La casa, se già prima non brillava per ordine e pulizia, ora sembra un campo di tortura e prigionia per meduse e lumaconi della pioggia.

L’origine del contagio è stata individuata nella coppia di Youtuber più famosa del momento (bersaglio di tutta la nostra invidia): Sofì e Luì, meglio conosciuti come i “Me contro Te”, ormai atrocemente diventati “Loro contro Noi”.

PROGNOSI E TERAPIA

I dati dimostrano che la malattia regredisce spontaneamente con la crescita del soggetto infetto.

Al momento la cura non è stata ancora individuata tuttavia gli esperti del settore e le associazioni dei genitori si stanno confrontando su possibili strategie per arginare l’emergenza.

#aiutateci #mecontrote #sofìeluì #youtuber #slime #virus #noicontroloro

💣 CHIAMATA ALLE ARMI!

Da un paio d’anni ormai curiamo questo blog dedicando ad esso parte della nostra giornata e annaffiandolo come una piantina, fiere di tutti voi che ci seguite e partecipate raccontandoci le vostre esperienze per condividere una risata o una lacrima.

Vorremmo spargere ulteriormente il verbo perché crediamo che la mammadimerdaggine meriti di diventare mainstream e contribuire a svecchiare il concetto di maternità nella nostra società.

Ci hanno segnalato l’esistenza di questo concorso, il Macchianera Internet Award, che premia le migliori realtà presenti in rete, basandosi esclusivamente sui voti degli utenti.

Perdereste 3 minuti per votarci?

Vorreste che la nostra piccola ma fantastica realtà venisse riconosciuta come, appunto, strafiga?

Noi (ed è un noi che include anche voi), un premio ce lo meritiamo!

E allora dai, avete tempo fino al 9 settembre!

Potete votare per noi al massimo in 4 categorie (vi consigliamo MIGLIOR COMMUNITY, MIGLIOR PAGINA FACEBOOK, MIGLIOR SITO PER GENITORI E BAMBINI, e un’altra se proprio ci amate tanto) copiando il seguente link nella categoria di riferimento 👇🏿

https://www.facebook.com/mammadimerd/

Ricordate che perché la scheda sia considerata valida è necessario votare almeno per 8 categorie (quindi altre 4 o 5 oltre noi).

Qui sotto il link per votare 👇🏿

Noi cominciamo a scrivere il discorso di ringraziamento, ma non sentitevi pressati.

Dai che si vince!

Se no faremo come il Columba Livia (volgarmente chiamato piccione) e continueremo a scagazzare in ogni dove.

Con affetto, le vostre Mdm.

Psicoteramerda #6

“Carissima Dr.ssa Medea,

Siamo in vacanza e questa mattina sono stata pinguina, ho lasciato al padre due figli e il cane tripode e sono andata al bar, da sola a fare colazione con cornetto e cappuccino.

Il problema è che non l’ho fatto per prendermi una piacevole pausa, ma sono letteralmente fuggita sbattendo la porta per non commettere una strage. Erano le otto del mattino e già ero satura al punto da non reggere oltre.

Poi ovviamente sono tornata a casa con un sacchetto pieno di bomboloni alla crema e brioches al cioccolato per lenire il senso di colpa.

Nonostante il bombolone in segno di pace, figlio1 mi ha accolta con “mamma, dovevi restare a casa” come il peggiore dei figli del patriarcato.

Figlio2 dice solo “da-da-da” ma il tono è di rimprovero.

Il pinguino non ha aperto becco. Negli anni ho imparato ad interpretare i suoi silenzi a mio piacimento. Oggi mi è piaciuto pensare significasse “hai fatto bene, ne avevi bisogno, era giusto così”.

Ora chiedo, come è possibile che l’unica chance sia la via di fuga? Come gestiscono le altre mdm queste situazioni? Parlo con diverse mdm ma negli occhi di nessuna vedo gli stessi giganteschi punti interrogativi.

Grazie per una parola di conforto.”

Cara amica. Cara, carissima amica. Per essere pinguina non basta avere il culone, come me, ma anche come Beyoncé, non basta nemmeno avere un marito (tu hai detto “pinguino”, ma VOGLIO BEN SPERARE che tu ti sia fatta sposa’!) che silenziosamente comprende. Bisogna, per prima cosa, come credo di aver già detto molte volte, ma voi me siete de coccio, abbandonare il concetto di SENSO DI COLPA.

Innanzitutto col senso di colpa offri un’arma a chiunque voglia manovrarti. Tipo che quando torno la sera io mando ancora un SMS a mi’ madre se no nun me dorme. E ho 40 anni. Poi, il senso di colpa, in Natura, è completamente assente. Per spiegarmi meglio, ti parlerò del GIPETO BARBUTO.

Il Gipeto Barbuto è una specie di avvoltoio, talmente gradevole che se ciba di ossa di carogne, e talmente malvagio e astuto che si alza in volo, fa cadere le ossa e le sbriciola sui sassi. Tipo mia suocera con la sua immangiabile parmigiana fritta.

È un po’ una pippa, perché nonostante la stazza non solleva più di due kg e mezzo, un po’ come mio marito quando gli chiedo la mossa de Dirty Dancing.

Ma qual è la vera, pregiatissima qualità del Gipeto, chiederai tu?

IL CAINISMO.

Il cucciolo di Gipeto, se nel nido ha un fratello debole, lo ammazza. O uno, o l’altro. Secondo te, durante l’arco della sua vita ricca di carogne, il Gipeto Barbuto si sentirà mai in colpa per Gipetino Abelino Sacrificatino? No.

Se cerchi conforto, posso dartelo, ma preferirei fare qualcosa di più utile.

Intanto chiediti perché interpreti i silenzi di tuo marito, invece di confrontarvi sulle rispettive insicurezze. Perché pensi di doverti scusare se sei stanca, o se hai bisogno di aiuto. Perché tendi a fuggire in generale, dando per scontato che nessuna si senta come te? Perché tutto questo inutile fardello di colpa, nel tuo nido?

Potrei sbagliarmi, ma mi gioco ‘na palla de mi’ cognato che tra i commenti troverai molte mamme come te.

Perché vi hanno insegnato che non potete avere un cedimento, ma non è vero. Ripeti con me: NON È VERO. Le mammine anni ’50 da telefilm finivano in clinica psichiatrica, alcoliste, tossicodipendenti.

Sai già cosa ti dirò per finire, e so che forse preferivi il pinguino, ma te sei gipeta, e allora sii gipeta, amica.

A ognuno il proprio paio di ali.

Famme sape’.

Vacanze intelligenti

Dopo una vita da globetrotter ho deciso che l’arrivo di due figlie non mi avrebbe fermata, se non per un ko tecnico durante i loro primi anni di vita che ricordo come un lunghissimo afterhour, anni vissuti con i postumi di una colossale sbronza senza nemmeno essermi goduta la parte divertente la sera prima. Una sobrietà allucinata, dovuta alla carenza di sonno e di rapporti umani adulti soddisfacenti.

Dopo aver recuperato le forze ho continuato ad organizzare le mie vacanze seguendo il principio del “ciò che non ammazza fortifica, ma comunque quasi ti ammazza” e così via con le erinni in luoghi lontani, viaggi itineranti con tappe organizzate strada facendo, respirando culture diverse, provando cibi nuovi (si scrive così, si legge massacrata dai “non mi piace perchè c’è la salsa/pepe/gustostrano/lovolevoinbianco/cos’èquest’erbetta” PREZZEMOLO, MANGIA!!!). Vacanze dure, spesso climaticamente sfidanti, che vivo sempre allo stesso modo.

Prima: esaltazione e idealizzazione “sarà bellissimo, faremo questo e quello, staremo insieme, riusciremo a comunicare con la popolazione indigena”

Durante: disperazione “cosa ho fatto, dove le ho portate, speriamo di sopravvivere, non riesco a chiedere nemmeno l’acqua, chi me l’ha fatta fare, mi odio!”

Dopo: esaltazione e idealizzazione “è stato bellissimo, mi manca già, dobbiamo tornarci”.

Come un pesce non ho memoria emotiva, bastano pochi giorni perché io resetti i lati negativi delle esperienze passate (fenomeno puntualmente avvenuto anche con la maternità, infatti ho due figlie).

Mdm2 quest’anno ha ceduto al richiamo del villaggio turistico, si è lasciata ammaliare dall’eco del fischietto del bagnino, dal miraggio della sdraio tra le dune, dal pay off “non avrete un cazzo da fare” e in questo momento, dopo aver passato un’altra giornata da Cenerentola rilocata in un luogo di mare, con gli stessi sbattimenti di sempre ma con l’aggiunta del fastidio della sabbia, la invidio terribilmente. Le invidio il buffet insostenibile, l’odioso animatore, il servizio di pulizie quotidiano che ti bussa in camera mentre dormi.

Per apprezzare le mie, di vacanze, mi basta aspettare solo una cosa: che finiscano!

Vacanze deficienti/ignoranti

LE PARTENZE DEFICIENTI.

LE VACANZE IGNORANTI.

Dopo una vita da globe-trotter di viaggi pazzi, in condizioni disperate, in solitaria, in gruppo, pianificati, all’avventura, turista ce sarai te, io sono viaggiatrice, a contatto con i locali, a cogliere lo spirito vero del luogo, a mangiare con le mani, ad emozionarsi sgranocchiando cavallette tostate davanti a un tramonto, ad abbeverarsi dalle pozzanghere come lo gnu, Mdm2 si è cacata il cazzo.

Ha provato negli ultimi 4 anni a replicare lo stesso schema, perché insomma, li avete visti gli australiani? Non lo sanno manco loro dove abitano nel globo, eppure te li ritrovi dappertutto con questi bambini zozzissimi. E i francesi? I francesi li odiano i bambini, eppure se li trascinano ovunque a fare le vacanze che dicono loro. Poi sulla spiaggia quando il figlio da sotto la sua tendina Decathlon dentro la quale lo hanno saldato dice: “Maman, avrei un pelo di fame”, Maman lo guarda con il libro in mano, gli risponde senza mai alzare la voce: “Lo vedo”, lo sfama con una carezza elegantissima e si gira di nuovo a farsi i cazzi suoi. Protocollo esteso ed applicato anche alla politica internazionale.

Dalla nascita della figlia, che assumeremo convenzionalmente come Anno Zero, per Mdm2 le vacanze hanno smesso di essere tali. Solo un grande, immenso, smisurato bucio di culo con l’eco.

E allora ciao partenze intelligenti.

Io quest’anno voglio le vacanze ignoranti: vado al villaggio all inclusive, con il buffet sempiterno e autorigenerante, con il miniclub, lo schiavo che mi mette l’ombrellone tutte le mattine e il lettino attaccato all’anca della vicina. Non mi importa. Voglio passare una settimana a valutare i tempi della sua ricrescita inguinale. Voglio guardare gli animatori bullizzare gli ospiti davanti a tutta la spiaggia durante il gioco aperitivo e trovarli super simpatici. Voglio tirarmi per andare a cena come quei cavalli arabi ai quali fanno le trecce, mettono frange sulla sella e appongono specchietti anche all’ano. Voglio ballare le cazzo di Cicale tutte le sere, voglio bere amari locali a costo zero e cocktail pieni di ghiaccio carissimi, voglio essere rapinata ma col sorriso; voglio la discoteca dove Gigi Dag ancora se la comanda, e infine voglio lasciare recensioni su Trip Advisor in cui saluto Lello del bar che è troppo un bomber.

Ciao Mdm1, goditi il tuo tour culturale dell’Andalusia o dove cazzo sei- perché in una settimana di messaggi e comunicazioni interrotte da connessioni a 56k e figlie che urlano straziate dalle ferie, non siamo neanche riuscite a capire dove si trovi l’altra.

Mdm2 ti saluta DAL VILLAGGIO PER FAMIGLIE. In un punto qualsiasi dell’Italia.

( Nelle stories di Instagram potete seguire in tempo reale questi preziosi momenti di condivisione familiare. Non farete fatica a distinguere l’una e l’altra. Mdm1 è quella che del viaggiodimerda , Mdm2 quella delle vacanze ignoranti).

I marines

È consuetudine da ormai 7 anni organizzare le ferie o una parte di esse con i due fratelli di pdm, che ribattezzeremo da ora in avanti per motivi di comodità e privacy i Marines.

I Marines sono maschi alpha, aborrono le comodità della vita moderna, se ci fossero due strade per giungere in uno stesso luogo, una perfettamente asfaltata e percorribile in auto e l’altra una mulattiera pedonale inerpicata per chilometri sui monti, tra sabbie mobili, mine antiuomo e coccodrilli, potete star certe che sceglieranno sempre la seconda, ma solo in presenza di sole allo zenit e una quantità importante di bambini sotto i 10 anni.

Proporre di affittare ombrellone e lettini sullo spiaggione attrezzato suonerebbe come pronunciare una bestemmia in chiesa durante la messa, come una resa incondizionata di fronte al nemico, chi mai osasse suggerire un simile scenario verrebbe immediatamente costretto a eseguire 200 flessioni e 30 minuti di corsa sul posto.

Così ogni giorno la truppa si avvia verso una destinazione, la più amena e impervia possibile e, armata di zaini dal peso di un AK47 e razioni K per sopravvivere nella caletta ovviamente sprovvista di chiringuito, si avventura verso la meta a bordo del veicolo da combattimento della fanteria (ovvero la macchina presa a noleggio, versione basic).

Giunti alla meta dopo aver percorso il succitato sentiero (è incredibile quante stradine sempre diverse e sempre ostili alla vita umana si celino in prossimità del mare) partono per le ricognizioni strategiche per la definizione topografica del luogo accannandoti con la fanteria disidratata e richiestiva, ma state pur certe che al loro ritorno avranno individuato il luogo migliore per insediare l’accampamento. Sempre che vi ritrovino.

La carenza di ombra viene prontamente ovviata grazie ad una costruzione messapica di giunchi, relitti e teli mare.

I marines non vanno a farsi una nuotata, loro effettuano ricognizioni marine per l’individuazione e la mappatura delle tane dei polpi da attaccare a mani nude al tramonto. Andare in pescheria è da perdenti, ci si nutre di ciò che si caccia!

Il mantra è: NO RELAX!

Ma l’ammutimento è dietro l’angolo… stay tuned!

Psicoteramerda #5

“Ho una bambina di 3 anni, sono incinta al nono mese di un’altra, lavoro e forse sono una mdm un po’ atipica perché dopo che sarà nata la bambina io vorrei tanto tanto tanto smettere di lavorare e fare solo la mamma… di merda, non di merda, non lo so ma vorrei fare la mamma.

Parlo proprio di stare a casa e smettere di lavorare e godermi le mie figlie. andarle a prendere all’asilo, accompagnarle alla festa dell’amichetta, senza dover sempre chiedere a nonne, zie, amiche, al fruttivendolo pure tra un po’… insomma fare la mamma.

Sono tanto strana se non ho più voglia di lavorare e fare i salti mortali tutti i santi giorni?”.

Cara amica,

SEI PAZZA?! Ma ti ricordi bene le feste dei bambini? Gonfiabili, caldo appiccicoso, pizzette stantie e coca cola zero sgasata! Le orecchie che fischiano per due settimane?

Sai quanti bambini vomitano nella piscina delle palline ogni giorno?!

Ad ogni modo, capisco che tutto sia meglio di lavorare, anche stare 24h in un allevamento di gibboni, quindi perché non restare a casa a occuparti della prole?

In questo periodo è forse una scelta impopolare: molte donne lottano per coniugare lavoro e famiglia (ma anche per coniugarsi: almeno te sei fatta sposa’? Lui è ricco?) e potresti sentirti strana a decidere di rimanere a casa a occuparti della tua progenie.

E invece io ti dico che fai bene. Sono le donne coraggiose come te che alimentano il senso di colpa delle altre, foraggiando senza fine la mia categoria!

Fallo! Cresci le tue figlie, goditele, sbaglia, impara, amale: facce soffri’.

Non abbiamo tutte le stesse ambizioni, e nessuna scelta è meglio di un’altra. Tu devi fare quello che ritieni meglio per te e per le tue bambine.

Poi, nel caso tra qualche tempo ti sentissi meno esaltata all’idea di dedicarti solo a loro e volessi tentare qualche nuova incursione nel mondo del lavoro, conosco uno che ha un giro molto fiorente di ragazze immagine per gli uomini d’affari che ne fanno richiesta. È mio cognato.

Ti auguro di goderti bene le tue bimbe, di sfilare gioiosa al parco o al supermercato facendoci chiedere dove stracazzo abbiamo sbagliato, e di non sentirti strana nel desiderare una cosa tanto bella e naturale.

P.S. Insomma, quanto abbiamo detto che è ricco, tuo marito?

Vacanze dai nonni

L’eccitazione derivante dalla libertà di poter disporre del proprio tempo in totale autonomia cede il posto a un’asiogena inermità, riassumibile nella prosaica domanda autoriferita:

“E mo’ che cazzo faccio?”

Un po’ come quando entri in un negozio di elettronica in Giappone per comprare delle pile ma finisci col fissare i 14567 modelli esposti sulla parete con la bava alla bocca ed esci senza aver comprato nulla, in stato di semi trance.

Dopo aver esaurito le amiche disponibili per un aperitivo, aver fatto quel giro di shopping rimandato da mesi, finito la serie tv e il libro in attesa sul comodino, il sentimento che covavo si affaccia prepotente e non più ignorabile: le erinni mi mancano. Terribilmente.

È la sindrome di Stoccolma. Non c’è altra spiegazione.

“La sindrome di Stoccolma è un particolare stato di dipendenza psicologica e/o affettiva che si manifesta in alcuni casi in vittime di episodi di violenza fisica, verbale o psicologica. Il soggetto affetto dalla sindrome, durante i maltrattamenti subiti, prova un sentimento positivo nei confronti del proprio aggressore che può spingersi fino all’amore e alla totale sottomissione volontaria, instaurando in questo modo una sorta di alleanza e solidarietà tra vittima e carnefice.”

Psicoteramerda #4

La rubrica più attesa del mercoledì è tornata. La dottoressa Medea oggi risponde a una mamma straziata nell’anima dai capricci e stracciata nelle palle da tutto il resto.

In allegato trovate la bella lettera originale. Ne consigliamo vivamentente la lettura, lo so è tutto molto lungo ma tanto che c’avrete mai da fare.

Cara amica, intanto sfatiamo ‘sto mito che i terribili due finiscano. L’hai mai visto un adolescente? Ecco.

Detto questo, vorrei innanzitutto complimentarmi con te perché mi hai risparmiato molta fatica dandoti subito da sola la colpa. E questa è una cosa, amica mia, davvero interessante.

Prendi il regno animale, la maestosità di mamma giumenta e la buffa insicurezza del puledrino che le inciampa accanto. La vedrai ogni tanto raddrizzarlo col muso, dargli una sbuffatina, la vedrai anche spaventata: un cavallo spaventato è un cavallo pericoloso, perché può sgroppare o impennare, ma è tutto funzionale. La sua paura lo mette al sicuro, ha una funzione biologica ed educativa.

Sai cosa non ha una funzione biologica, invece? IL SENSO DI COLPA. Il senso di colpa, presente praticamente solo negli esseri umani, la specie più stronza dell’universo, è educativo come un Sapientino con le batterie scariche, funzionale come un buco di culo sul gomito, utile come una bomboniera in vetro di murano.

Di quello che mi hai scritto, la cosa che più salta agli occhi è questo sensone di colpona grosso e sgomitante e, se lo sento io che sono assolutamente disinteressata ad anima viva, figurati come arriva a tua figlia.

Tua figlia, che a due anni è già più sveglia de me, de te, de su’ padre e de tre quarti della palazzina tua. E sai perché? Perché è un puledrino, che ancora segue più la sensazione rispetto alla norma soffocante.

Tua figlia echeggia del tuo nervosismo. Se urli, sentirà che non sarà amata, mai più. Che è cattiva in senso assoluto, proprio come, quando la abbracci, si sente amata e buona per sempre.

In tutto ciò, te pare che ti stia dicendo di non sgridarla? No, non lo sto facendo. Perché qualche limite va messo, e la puledrina deve imparare che – al netto del singolo urlaccio di mamma – dopo ci sarà la pace. E la pace vuol dire che può essere amata anche se grida. Anche se sbatte. Anche se mamma non sa più a chi dare i resti e fare una scenata diventa l’unico modo efficace per farsi notare.

Fermala prima di arrivare ad urlare. Time out. Ti rimetto nel paddock.

Poi, quando sei più calma, ti accolgo, ti bacio, facciamo pace capendo che il sentimento non va represso, ma va gestito in modo tale che non ferisca nessuno (e questo vale anche per te).

Se sei sul punto di urlare, prima di fare qualcosa per poi rotolarti nel caldo mix di fango e feci del senso di colpa, vai nel paddock, amica mia. Scarica la tensione. Perdonati.

Che poi, ho detto paddock, ma per te vale anche un pub, un’enoteca, l’aperitivo in spiaggia con le amiche, quello studio di “massaggi orientali” gestito da un mio mezzo parente.

Tutti abbiamo delle urla dentro, a volte sono semplicemente le nostre che non riusciamo ad ascoltare, a volte sono un modo per punirci.

Non farti carico anche di quelle che immagini di aver inflitto a tua figlia. Fatti felice, falla felice, fatti una vodka e stringila finché se lo farà fare, perché tra poco sarà tutto un MAMMA TU NON MI CAPISCI, IO GIGGI LO SQUARTAPAPERE LO AMO HAI CAPITO?!

Famme sape’.

Fatinadimerda

Figlia#1 ieri ha perso un dente, l’ennesimo, il che giustifica la mancanza di entusiasmo con la quale è stata accolta la lieta novella “MAMMAAAAA HO PERSO UN DENTEEEEE”, anche dai vicini.

L’altro ingrediente che avrebbe dovuto allertarmi, quando ancora potevo arginare il disastro, era la totale stanchezza, ma che dico, devastamento di ogni fibra e afonia di qualsiasi afflato vitale rende meglio l’idea della mia condizione psicofisica, dovuta a un viaggio di 20 ore per rientrare dal Sudafrica, dove ho portato le iene a familiarizzare con il loro habitat naturale. Non hanno voluto rimanere nella savana, purtroppo.

(Se volete vi parlerò del safari più avanti)

Non mi ha quindi stupita troppo il fatto che la fatina dei denti, anziché passare a lasciare un soldino, sia svenuta sul divano guardando una puntata di Dark, mezza ubriaca di mirto, alle 21,15.

Pdm, che avrebbe potuto essere risolutivo, ha subìto una fine analoga che non posso testimoniare.

“Mamma, la fatina non é passata” sentenzia delusissima fdm.

Ed è sempre qui che i veri genitori di merda tirano fuori il meglio di sé, la prontezza con la quale inventano una scusa credibile è fondamentale per limitare la delusione della prole, nonostante il rincoglionimento degli occhi appena aperti alle 7,30 del mattino, la dura vita dell’antilope che non dorme mai perchè vive in allerta di un possibile predatore, per rimanere in tema.

“Forse non è passata perché l’hai perso verso sera e non ha avuto il tempo…” biascica uno sconvolto pdm.

“Sicuramente è stato per il temporale, ha piovuto tantissimo tutta la notte, come faceva la fatina a volare, anche gli aerei hanno subìto ritardo, chiedi alla nonna!” la manovra diversiva di pdm avvantaggia mdm di quei 30 secondi sufficienti per elaborare una strategia di risposta migliore e leggere i messaggi della di lei madre.

“Oh povera fatina, è vero mamma!”

Mdm 1 – trauma da abbandono 0

Ricordatemelo stasera però!