CARTOLINE DALLA FRANCIA

Quante volte abbiamo invocato un’ischemia transitoria dopo quarantacinque minuti al palo dell’altalena.

Ti volti in cerca di una seduta anche modesta, e ci trovi loro: le professioniste del parco giochi, creature leggendarie mezze donne mezze panchine.

Arrivi e loro ci sono, vai via e loro rimangono; non c’è stata una volta che arrivando non le trovassi già lì piazzate. Costoro sono generate e non create come Cristo, ci sono da sempre, da prima dei tempi. In realtà quella panchina neanche esiste senza di loro.

Chiedi alle altre sfigate a che ora del mattino bisogna presentarsi per prenotare un posto, ma tutte fuggono misteriosamente quando tocchi l’argomento. Non hai risposte, cominci a pensare che quella panca se la portino da casa.

Tua figlia al parco ti costringe all’addestramento dell’esercito israeliano, loro riescono a rimanere sedute per tutto il pomeriggio con delle tecniche segrete che stai cercando di carpire.

Sanno tutti i nomi dei bambini presenti e assenti, ne conoscono l’albero genealogico e possono risalire di sette generazioni; con uno sguardo solo e rapidissimo riescono a coprire l’intera area giochi e a localizzare la prole; non si alzano neanche se il figlio si spacca un braccio poiché egli è stato addestrato a piangere dentro; arbitrano le dispute.

L’alternativa alla panchina di merda del parco giochi finalmente ce la regala la Francia.

Merci beaucoup.

#mammadimerda #cartoline #parcogiochi

PILLOLA DEL DRAGONE #6

Cosa avrebbe scritto Hemingway se anzichè approdare a Cuba negli anni 50 fosse sbarcato ad Hainan nel 2018?

Ecco a voi una spregiudicata ipotesi della trama de:

Il cinese e il mare

“Il cinese arrivava alla spiaggia completamente vestito, come lo sareste voi in un freddo giorno di pioggia, con il suo ombrello aperto che sapeva di diffidenza e di rivendicazione etimologica del proprio nome, un enorme salvagente a forma di ciambella morsa, gonfio come la vita che cingeva.

I segnali erano chiari, egli odiava il mare, il sole e non sapeva nuotare.

Sfoderava il suo smartphone dal bavaglino di plastica trasparente appeso al collo e così conciato cominciava a immortalarsi in innumerevoli selfie, senza alcuna vergogna, come nemmeno un surfista californiano addominaluto avrebbe mai osato. Alternava una foto a uno sputo, con quella rincorsa gutturale tipica di chi necessita di raschiar via dalla gola fino all’ultima goccia di catarro il quale atterrava come un proiettile sulla sabbia, bolo verdognolo accanto ai suoi piedi, anch’essi avvolti da enormi ciabattoni fucsia in plastica morbida.

La spiaggia era vuota, in compenso il bagnasciuga e i primi metri dei tratti di mare delimitati da cordoni dove era consentito bagnarsi brulicavano di cinesi, tutti abbigliati in modo analogo. Nessuno si sdraiava sulla sabbia, rimanevano in piedi o al limite seduti in prossimità della riva.

Nessuno nuotava, ciononostante bagnini isterici ammonivano la folla in acqua a colpi di fischietto, lo scopo di tale trivellamento di timpani restava incompreso, così come avvolte nel mistero rimanevano le supposte capacità natatorie di questi simpatici figli di Eolo, sicuramente dotati di una buona capacità polmonare testimoniata dal continuo richiamo di Satana: FRIIIIIIIIIIIIIIII!!!!!!!!!!!!!!!!

Le attività prevalenti, oltre ai selfie, erano giri su banana boat, moto ad acqua, motoscafi e qualsiasi altro tipo di giostra marina fabbricabrividi e rubasoldi possibile.

Erano ottantaquattro giorni ormai che il cinese si recava alla spiaggia e non toccava l’acqua.”

A questo punto il nostro Ernest, profondamente frustrato dalla totale mancanza di spunti poetici, avrebbe abbandonato il progetto ripiegando sul cocktail bar di uno dei mille resort della costa e, dopo aver constatato l’impossibilità di ottenere un mojito decente, si sarebbe accontentato di uno “splitz”, preparato con alcolici di dubbio gusto ma giustamente arancioni.

Esattamente come Mammadimerda che, abbandonata ogni velleità di farsi una pacifica nuotata, ha un nuovo pensiero fisso, condiviso con pdm il quale ha un piano: buttare a mare il bagnino.

In questo modo potremo liberarci dall’orrido fischio e soprattutto rispondere alla curiosità che ci attanaglia: almeno lui, SA NUOTARE?

#ilcineseeilmare #hemingway #bestseller #inferno #hainan #cina #mammadimerda #mdm #travelwithkids

PILLOLA DEL DRAGONE #5

La pillola di oggi è all’insegna della divulgazione scientifica, da leggere rigorosamente con la voce di Alberto Angela; vi porterò infatti a Nanwan, conosciuta anche come “monkey island”, una riserva naturale popolata da circa 2000 macachi che si trova ad Hainan, isola tropicale a sud della Cina di fronte al Vietnam.

Un posto brulicante di scimmiette moleste specializzate in scassinamento di zaini e furto con destrezza da borsette con un solo scopo: trovare e rubare cibo. Sono anche piuttosto esigenti le stronze (scusa Alberto riprendo la scena), accettano di buon grado la frutta e si scannano per una nocciolina, ma se provi a rifilare loro un orrendo spaghetto finto italiano lo sminuzzano e te lo lanciano addosso, sdegnate.

Ancora da valutare se la causa di tale comportamento sia da ricercare nel nazionalismo sfrenato, sono pur sempre scimmie cinesi, o più probabilmente l’aggettivo orrendo è sufficientemente esplicativo del grado di schifo che può fare un piatto di spaghetti freddi, scotti, conditi con una melma marroncina non ben identificata concentrata al centro del piatto.

Vedete questo angelico ritratto di famiglia qui sotto? Mamma macaca e macachini? Dolci eh? Sbagliato! State guardando la regina delle mdm. Ragazze abbiamo solo da imparare!

Intenerita dalla dolcezza con la quale allattava e spulciava i piccoli, tanto da pensare di passarle anche le mie per un check pidocchi, decido di rischiare la mano per darle qualche nocciolina: la mamma macaca si avventa su di esse con una foga disdicevole per una signora scimmia, uno dei suoi piccoli riesce a sottrarne una alle sue grinfie e lei lo ribalta, letteralmente: lo morde, lo percuote, recupera la nocciolina e se la mangia.

Pensateci la prossima volta che starete prendendo l’aperitivo e uno dei vostri cuccioli comincerà a rompervi le palle!

#macacadimerda #mammadimerdaqueen #mammadimerda #pivelle #altroche #travelwithkids #noccioline #laperitivoèmio #esempivirtuosi

PILLOLA DEL DRAGONE #4

Volete sapere in quale figura di merda intercontinentale carpiata si è cimentata la vostra mdm?

La capa cinese di maritodimerda ha invitato me, “Mettigiùipiedi” e “Staiferma” a esplorare una grotta. Io, molto accondiscendente, anche se della grotta non potrebbe importarmi meno, “ah si, wow, la grotta, farà freddo, va bene, certo ci vestiremo in modo adatto, d’accordo”

Poi abbiamo parlato anche della piscina

“Ah si, certo, loro adorano nuotare, poi con questo caldo, wow, sì grazie”

Non so esattamente a che punto i neuroni portatori delle due informazioni si siano scontrati…

Indovinate come ci siamo presentate

all’appuntamento?

In costume da bagno, protezione 50, infradito e asciugamano, convinte di andare in piscina.

Elegantemente o sadicamente la capa cinese non ha commentato.

Dopo un’ora di auto mi assale un dubbio che mi gela il sangue, eppure il caschetto da minatore e gli scarponcini da montagna del figlio di lei avrebbero dovuto insospettirmi da tempo, ma questi cinesi sono così naive nel modo di vestire e io così rincoglionita che mi era sembrato tutto normale.

“M… maaaa…non stiamo andando in piscina?” Sbiascico vergognandomi.

“No alla grotta!”

5 gradi, pavimento scivoloso e bagnato, zaino in spalla con maschera e tubo, un telo mare sulle spalle, ma grazie cinesi per essere così strambi da non aver lasciato fossimo noi la medaglia d’argento della gara “peggior equipaggiamento per le grotte 2018”, dopo la squadra di calcio thailandese: ho visto una signora con i tacchi! Ce la giochiamo, vero?

#crediamoci #grotte #freddoporco #bellaesperienza #bambinefelici #pensate aibimbithailandesi #survivor #rischiatoilfemore #mammadimerda #capirepoco #lostintraslation #mava #neuroni #cina #travelwithkids

PILLOLA DEL DRAGONE #3

Prima di approdare in Cina ero stata avvisata di quanto fosse complesso comunicare in questo paese, nessuno parla inglese, mi ero quindi premunita di una app di traduzione simultanea cinese/italiano pensando così di aver risolto ogni problema. Immaginavo già le amabili conversazioni con i vecchini al mercato rese possibili dall’incredibile ritrovato tecnologico.

Che tenerezza mi faccio ripensandoci adesso, quanta ingenuità!

Tutti i miei tentativi si sono rivelati fallimentari, che si trattasse di ordinare qualcosa al ristorante o chiedere un’informazione, o dare un’indicazione ai tassisti (SE si fermano, spesso quando vedono che siamo occidentali non ci caricano perché già sanno che finiranno nel buco nero della traduzione e sgommano verso clienti più semplici da accontentare), la reazione è sempre la stessa: io parlo nel microfono in italiano, la app ci pensa qualche secondo e poi traduce in cinese. A questo punto i miei occhioni pieni di speranza scrutano quelli del mio interlocutore, il quale assume puntualmente l’espressione della carpa agonizzante. Non ha capito. Anzi, peggio, pensa che sia pazza. Mi sorride come si fa con quelli per cui si prova infinita pena e scuote la testa.

Lo schemino si ripete sempre uguale fino a ieri, quando ho avuto la brillante idea di portare le due, rinominate ultimamente “non toccare” e “vieni qui”, al maneggio, in un posto sperduto e infatti ci siamo perse, ho chiesto a chiunque dove fossero i cavalli, siamo arrivate a nitrire e sbuffare per farci capire.

“Nǐ zhīdào mǎ zài nǎlǐ ma? Dove sono i cavalli?” la mia app chiedeva instancabile.

Finché troviamo lui, l’uomo dal mignolo lungamente unghiuto, il suo sguardo viene attraversato da un insolito guizzo, lo vedo che ha capito, finalmente ci siamo, mi risponde, pendiamo dalle sue labbra di oracolo, che intelligente è, unghietta nostra! Parla nel telefono, la app ci pensa e finalmente traduce:

“La nuvola bianca sopra di noi” mentre mignolo indica il cielo. Quando il dito indica la luna lo stolto guarda il dito e non potrebbe essere altrimenti in questo caso, mi sento decisamente stolta e il suo dito è ipnotico.

Ironia della sorte, cercavamo cavalli abbiamo trovato cavallo pazzo!

Ora la app è diventata un gioco che ci fa ridere tantissimo: ripetiamo le parole in cinese e vediamo cosa diciamo in realtà, è incredibile quante cose diverse si possano dire in cinese credendo di ripetere sempre la stessa, basta infatti cambiare leggermente l’intonazione per stravolgerne il significato. Inoltre ci è stato spiegato che il modo di parlare e i vocaboli variano molto da regione a regione, mentre la app parla un mandarino ufficiale che è ben lungi dall’essere universale.

Ed è così che, in una delle innumerevoli possibilità, sai dove sono i cavalli diventa:

“Sai cosa sei?”

#nonrispondetemi #quesitiesistenziali #china #travel #travelwithkids #lostintraslation #googletranslator #traduttore #mammadimerda #mdm #cavalli #bellidea #parlacomemangi

Pillola del dragone #2

Da queste parti gli occidentali sono rarissimi, ma i bambini occidentali sono decisamente introvabili. Probabilmente, azzardo un’ipotesi, per via delle 28 ore necessarie per raggiungere questo luogo ameno, viaggio che contempla tutti i mezzi di trasporto, fatta eccezione per il dorso di mulo e la cavalcata di unicorno. Capita quindi che, nonostante vesta le due erinni in modo sobrio, i loro tondi occhi azzurri e i capelli biondi attirino l’attenzione più degli abiti di tulle fluorescente con lucine al neon intermittenti che sono solite indossare le loro coetanee cinesi.

Insomma, siamo delle star.

Ormai ci stiamo abituando ai telefoni puntati che girano video più o meno palesi, i più coraggiosi ci fermano e ci chiedono di scattarsi una foto con noi, le bambine ricevono ogni sorta di regalino e tutti fanno a gara per parlarci, ovviamente in cinese, ovviamente non ci capiamo, ma quanti sorrisi elargiamo, e quanti NIHAO lanciamo a destra e a manca, sventolando la manina come fossimo la famiglia reale inglese sul tappeto rosso, e se per caso c’è un bambino piccolo nei pareggi i nonni ce lo portano perché possiamo benedirlo ehm pardon toccarlo, insomma, ancora non siamo in grado di fare i miracoli ma dateci qualche altro giorno e forse riusciremo a dire zàijiàn (bye bye) con la giusta intonazione, in modo che non capiscano invece “sei a casa”, “pechino”, “in verità” e tutte le altre assurdità che invece abbiamo detto.

Inizialmente le bambine erano intimidite da tanta popolarità ma ho spiegato loro che è nostra responsabilità dare qualche piccola soddisfazione ai fans, così ora le loro pose sono più sorridenti e instagrammabili, anche se instagram qui è vietato e non sanno nemmeno cos’è.

Ho il sospetto però che finché continueranno a farci pagare il conto nei ristoranti non avremo raggiunto la vera fama. Vi aggiorno.

Dite che è merito del blog?

#vitadainfluencer #ferragnispostati #famosenostromalgrado #bellemacosiesagerate #blogger #bloggerlife #fama #mammadimerda #mdm #travel #travelwithkids

Pillola del dragone #1

Mammadimerda#1 è in Cina!

Causa lavoro di pdm quest’estate abbiamo deciso di viaggiare e esplorare una piccola parte di questo paese incredibile con le erinni al seguito! Qui il concetto di lost in traslation assume un significato ancora più estremo, lo shock culturale è potentissimo. Con due bambine al seguito poi le cose si complicano ulteriormente. Ecco perché ho pensato di raccontarvi piccoli episodi della nostra esperienza, connessioni instabili permettendo (in Cina google, facebook, instagram ecc sono vietati, ci si può accedere solo con un vpn che però non sempre funziona).

Per l’occasione tenterò di postare foto originali scattate da me, non ho ancora vinto il premio del national geographic, siate clementi!

Cominciamo allora con la….

PILLOLA DEL DRAGONE #1

Sono due le parole che dovrete immediatamente imparare in Cina: xie xie (scisciè), ovvero grazie, indispensabile vocabolo per i ben educati e pinda shoei, ovvero acqua fredda. Questo perché in caso doveste aver sete, e ne avrete vista la gradevole e costante temperatura impostata sul livello forno crematorio, se anche doveste riuscire a far capire al vostro interlocutore barista/ristoratore che avete bisogno di “water, glugluglu, acqua”, ve la vedrete portare irrimediabilmente bollente. Non chiedetemi perché ma i cinesi adorano l’acqua calda, come se l’avessero appena scoperta. A questo punto avete due alternative: aspettare che si raffreddi o imparare le due paroline magiche che vi spalancheranno le porte dei frigoriferi, a seconda di quanta sete abbiate.

#china #travel #travelwithkids #mammadimerda #mdm #viaggi #viaggiestremi #lostintraslation #chimelhafattafare

Svezzamento

Come ogni genitrice, anche Mammadimerda ha sempre tenuto alla corretta alimentazione dei figli.

Durante lo svezzamento si è documentata, ha studiato, ha seguito i dettami del momento che tanto cambiano ogni sei mesi e mezzo come l’obbligo vaccinale: latte sì, latte no, latte di riso, latte solo di capra munta da una vergine, zucchero sterco del demonio, sale assolutamente sei pazza, sale un pizzichino fa bene. Alla fine la figlia di Mdm era ella stessa così confusa che è stata trovata a leccare i sassi del mare, che almeno avevano un sapore.

In quel periodo ti sei inerpicata sul massiccio dell’Annapurna per raccogliere con le tue mani le patate di montagna senza antiparassitari, hai seguito la fioritura delle lenticchie di Castelluccio personalmente- fino a 9 mesi prima i legumi morivano di noia nei barattoli della cucina fino all’estremo viaggio nell’organico; hai devoluto l’8×1000 a NaturaSì, chiunque entrasse in casa con una zucchina non certificata veniva aggredito dai cani alsaziani e le sue ceneri sparse nell’orto, chi ha osato proporre un biscotto nel latte o, non sia mai, del miele è stato posto sotto un regime di stretta sorveglianza e da allora guardato con sospetto.

Poi ad un certo punto gli eventi hanno cominciato a prendere una china sempre più ripida: il bambino parla, ha dei gusti e li esprime. Tu sei una donna distrutta. Ormai condotta sul lastrico dall’acquisto compulsivo di prodotti bio e prossima alla separazione per lo stesso motivo, ossessionata dalle cotture dei cibi al punto che sulle verdure ci soffi solo e dalla ricerca di un secondo proteico alternativo che non sappia di zoccolo e cartone bagnato, piano piano comincia la lenta deriva: un hamburger confezionato una tantum non ha mai ammazzato nessuno tranne la mucca, anche il latte a lunga conservazione andrà bene per un paio di giorni e poi diventano 5 settimane, abbracci lentamente la religione dell’insalata in busta e i ceci bio in scatola immersi nella prima rugiada del mattino diventano sulla mensola un pezzo da esposizione da mostrare agli ospiti: “Qui ero nel mio periodo verde del Mammadimerdismo. Poi mi sono evoluta”.

Intorno ai tre anni del bambino la trasformazione dovrebbe essere completa. Ormai ti muovi con una certa sicurezza tra le prelibatezze della cucina tedesca del Lidl e le verdure surgelate.

Anche mangiare fuori, che prima constisteva in un paio di portate principali a base di ansia e abbondante senso di colpa, ora non voglio dire che sia ritornato ad essere quel momento di piacevolezza che tutte noi vagheggiamo perché c’è sempre quel filo di rottura di cazzo che accompagna ogni pasto, però è ridiventato possibile.

Così può capitare che una domenica mattina qualsiasi avvenga questo scambio di messaggi:

Mdm1 – Ieri sera abbiamo scoperto che il rullo finto-giapponese vicino casa tua ha chiuso. Sai perché?

Mdm2 – L’avranno chiuso i Nas.

Mdm1 – Vabbè comunque il sapore era buono. Alla fine siamo qui a raccontarlo. Guarda che è un lutto.

Mdm2 – A chi lo dici. Non sai quante cene mi ha salvato.

#apriteirulli

Musica dei giorni miei

Mammadimerda incontra un’amica madre di due gemelli e dopo un minuto parte subito un simposio da dotte pedagoghe su genitorialità e metodi educativi: “Non vedo l’ora di andare a lavorare”, “Quando ricomincia la scuola”, “L’altra sera a cena ho lanciato un piatto nel lavandino e l’ho spaccato”. I pilastri del metodo Montessori, insomma.

Ad un certo punto l’amica confessa vergognosa di ALZARE LA VOCE OGNI TANTO.

Aiutatemi a far sentire parte di una grande famiglia questa mamma rispondendo al sondaggio.

TI CAPITA DI URLARE CON I TUOI FIGLI?

A ) Mai, non mi stanco di parlare con i miei figli fino a quando non abbiano compreso e condiviso le mie scelte educative e si sia pervenuti ad una soddisfacente risoluzione del conflitto per tutti.

B ) Inizio la mattina alle 7, è il mio Saluto al Sole.

C ) Come un’aquila sodomizzata da un cammello sordo.

D ) È una domanda retorica?

#mammadimerda #mdm #musica #genitorialità #figli #sondaggio #urla

Lui

Per una volta mamma illuminata avevo organizzato una domenica diversa, una bella gita al lago.

Ma lui non era d’accordo, aveva paura di bagnarsi e l’acqua non è il suo habitat ideale. Così, mentre ancora ignara della piega che avrebbe preso la giornata, accarezzavo la testa di figlia#1, ha deciso di uscire allo scoperto per dire la sua.

L’insettino era lì che mi sfidava, con quelle sue zampette tozze, con quell’aspetto ingannevole che ti fa dubitare di te stessa fino alla fine, “magari è un moscerino o una formica” ma ormai il tarlo si è insinuato tra le ipotesi “ecco brava, magari è un tarlo!” No cara! Non ci provare, sai benissimo cos’è anche se non hai il coraggio di nominarlo!

Il pidocchio esprimeva tutto il suo disappunto per la meta scelta; sei coraggioso, sei il partigiano dei pidocchi, sicuramente non il più intelligente dato che ora scoverò e sterminerò tutta la tua famiglia con il napalm. O forse dopo il tempo passato a pascolare sul cranio di mia figlia ti sentivi a pieno titolo parte della famiglia, ogni carezza per lei era in fondo anche un po’ tua. Ma non mi fai pena, non ti adotto, non illuderti, anzi mi fai schifo.

Rassegnata al pomeriggio che si prospettava di merda, sostanza della quale sono fatti i sogni come dice Shakespeare, sfodero il megapaccofamiglia di pidocchicida che non manca mai in casa mia, come il tacchino glassato nella cucina di Martha Stewart.

Non vi descrivo lo scenario di bucati, pettini, docce, bestemmie perché sono certa che avrete perfettamente presente. Come avrete presente l’indomabile prurito psicosomatico istantaneo che si scatena anche sulla vostra cute ogni volta che si affronta l’argomento (vi siete grattate, eh?). Per precauzione decido di fare il trattamento anch’io, quasi sicura che anche stavolta risulterò pulita, invece… la magra consolazione è che non sono una pazza suggestionata.

E che non ho i capelli lunghissimi, ma solo molto lunghi.

A sera, stremata e con le occhiaie, ho fatto il discorso che a questo punto ogni madre è tenuta a fare al proprio figlio per responsabilizzarlo:

“Amore della mamma, io ti amo tantissimo, ma sappi che se ti prendi un’altra volta i pidocchi ti do in affido!”

#pidocchi #mammadimerda #mdm #weekend #perfortunadomanilavoro