Le 7 giornate di Sisifa mare edition

(Over 3, sotto quest’età é un altro campionato)

Mamma guarda!

Mamma chi è più brava?

Mamma mi tieni questo? (cartaccia, nocciolo di frutta, qualsiasi rifiuto possibilmente pieno di moccio)

Mamma tienimi questo! (Oggetto privo di valore spesso irriconoscibile rispetto al rifiuto del punto precedente, generalmente generosamente elargito quando l’unico pertugio libero da carichi che avete è la narice, per essere eleganti)

Devo fare la cacca! (Classica esclamazione da viaggio in macchina)

Ho sete! Ho fame! (Delle due sempre l’opzione più difficilmente accontentabile nell’immediato. No, ho sonno mai)

Ahiaaaaa!!!! Mamma guardaaaa!! Il sangue!!!! (Il primo dei 7 strati epiteliali è leggermente abraso)

Mamma hai visto cos’ho fatto? (Domanda trabocchetto, MAI rispondere con riferimenti precisi se non siete state veramente attente)

Dove hai messo quello che ti ho dato prima? (Siete autorizzate a mettervi a piangere)

Metti la crema-togli la crema (come karate kid ma non vi verranno i muscoli)

Fate la doccia! Vestitevi! Mettetevi il costume! (Ripetuto X volte per 2 per 2 volte al giorno per un totale di 544 volte)

Eat. Sleep. Repeat.

Psicoteramerda #1

Come promesso, eccoci alla puntata zero della nuova rubrica che solo per questo venerdì prende il posto del Peggioperte.

Introduciamo oggi la dottoressa Medea, alla quale sentitevi libere di inviare i vostri disutili quesiti esistenziali e genitoriali.

La dottoressa Medea, nata fieramente a Roma nel 1975, è un’accreditata Psicologa e Psicoterapeuta equina. All’inizio degli anni ’90 inizia ad esercitare anche con persone, specializzandosi nei traumi da palio e da salto. Radiata da ogni albo possibile ed immaginabile, continua a praticare con successo la professione.

A tale proposito, ha dichiarato in una recente intervista, tenutasi in un luogo segreto per incomprensioni con l’ordine:

“Alla fine non è difficile, io sto seduta e la gente parla. Se proprio volete saperlo, era più complicato con i cavalli!”.

Entriamo dopo le degne presentazioni nel vivo della rubrica, e lasciamo che siano i vostri turbamenti a parlare e la dottoressa ad accoglierli.

“Buongiorno dottoressa Medea, le scrivo perché da giorni sto cullando un senso di colpa verso mio figlio che non mi appartiene, che mi ha instillato il mio compagno quando venerdì scorso sono andata a prendere un aperitivo. Quando sono tornata mi ha fatto notare in maniera sgradevole che una volta le donne non si allontanavano dai figli per andare a bere alcol con le amiche. Mi piacerebbe sapere come la pensa e se questo senso di colpa, su cui con una sola battuta un uomo è riuscito a fare leva, è giustificato.”

Cara amica,

dal tuo messaggio emerge più di una criticità. La prima è che non sei riuscita a fatte sposa’. Le basi, amica.

La seconda è che, una volta compiuti 18 anni, ma forse anche prima, nemmeno tuo padre ha il diritto di dirti cosa fare, figuriamoci un compagno o un marito.

Non devi sentirti in colpa per tuo figlio, poiché l’unico bambino che hai trascurato è evidentemente quell’Edipone con cui vivi.

Ma come risolvere la situazione? È semplice, abbiamo due alternative.

1. Non esci mai più (alternativa sconsigliata).

2. Esci ma bevi MOLTO di più, devi tornare a casa sui gomiti, devi puzzare come un senzatetto in un sottopasso della metro; a quel punto, rinforzata dell’intossicazione da alcol, ti dimenticherai di tutte quelle pippe che ti fai sul corpo, le smagliature, il seno un po’ così, il pelo un po’ selvaggio, che ti giuro se ne accorgono solo le donne, e ribalterai il tuo compagno abbastanza per trarne il giusto beneficio entrambi. Vale tutto: strappare ciocche de capelli, fingere che sia Patrick Dempsey, provare quella posizione che non hai mai osato, sentendoti come una protagonista di “Vite Al Limite”.

Vedrai che la prossima volta i primi 5 mojito te li offre lui.

P.S. Tuo figlio sta una bomba, fidate.

PSICOTERAMERDA

Oggi sarebbe la giornata del Peggioperte ma come al solito noi ce ne fottiamo bellamente dell’impegno perché abbiamo una cosa troppo più figa da annunciare.

Da tempo pensavamo a questa pagina come a qualcosa in evoluzione, qualcosa che è cresciuto e si va definendo insieme e grazie a questa piccola community di merda. Abbiamo iniziato per gioco raccontando aneddoti delle nostra vita genitoriale, condividendo l’immenso imbarazzo di ricoprire questo ruolo. Poi siete arrivate una ad una a far sentire meno sole anche noi in questa duplice avventura della maternità e della pagina e l’avete arricchita con il vostro spirito, con le vostre esperienze e anche con i vostri suggerimenti.

Da tempo pensavamo a questa pagina come a un piccolo contenitore vario, di risate soprattutto ma anche di riflessione en passant, poco poco, piano piano, come piace fare a noi, senza passeggiare sulle palle a nessuno.

In tutto questo pensa che ti ripensa, procrastina tu che procrastino io, è arrivata salvifica la proposta di collaborazione di una vera psicologa psicoterapeuta curandera terrapiattista probabilmente in cerca di visibilità ma tanto gliel’ho già detto che non c’avete una lira e a posto così. Ribadiamo che è una professionista seria ma anche un po’ faceta non una millantatrice come voi che dite di essere madri e poi ve li dimenticate a scuola.

È con molto piacere che vi introduciamo oggi una rubrica che andrà in onda dalla prossima settimana. Così. A cazzo.

Coming out

Questo venerdì un Peggioperte special edition in cui due mammedimerda si mettono a nudo con la caratteristica poca avvedutezza della categoria.

Scarsa avvedutezza che le ha guidate esattamente tre anni fa ad accettare la sfida persa in partenza di andare in vacanza da sole con tre bambine. Come gettarsi in pasto ai cani dopo essersi frizionate con della carne cruda.

Chiaramente il post potrebbe già chiudersi sull’enunciato “andare in vacanza con bambini” e tanti cari saluti. Fa già ridere così.

Ma le nostre eroine sprezzanti del pericolo ma soprattutto dimentiche della leggendaria inadeguatezza, ci hanno veramente creduto. Per due ore. Il tempo di arrivare in aeroporto con tre bambine, tre seggiolini, un passeggino, valigie e borse che manco uno sfratto esecutivo, sette crolli nervosi a testa di tutte le partecipanti al viaggio, che tutti i sogni ancora in volo erano già stati presi a copiose sassate.

La settimana di ferie è trascorsa senza alcun intoppo, non l’hanno proprio sentita perché il tempo vola quando ci si diverte in un’armonia collettiva di crisi di pianto ad intermittenza, con la giusta spolverata di gelosie reciproche e ripicche, pranzi e cene più vicini ad interrogatori di Guantanamo che a momenti di comunione, lavatrice la cui unica funzione utilizzabile era “risciacquo con acqua fredda”. Una piccola tribù di femmine isteriche, malnutrite e anche leggermente sporche che si aggirava in stato confusionale per la Sicilia tra scrosci di pioggia e botte di caldo improvvise.

Nel pieno di questo matto divertimento, nell’unica ora continuata di sole della settimana, le nostre stremate dal martirio non solo nel corpo, prendono stranamente l’unica decisione sensata e possibile: parcheggiamole al parco giochi. E questa foto testimonia l’unico reale momento di felicità che le due genitrici conservano gelosamente: sudate, con i capelli appiccicati dalla caldazza, una doccia in due in sette giorni, i lineamenti trasfigurati, un pietoso tentativo di trucco scolato, ma libere. LIBERE. Con la birra in mano. Perché l’alcol ti trova quando ti deve trovare, e ti viene a salvare.

Allora adesso noi vorremmo rivedere questa storia dell’allattamento a richiesta: anche le mamme hanno bisogno del loro biberon. E ne approfittiamo per rassicurare Greta Thunberg che non c’è stato nessuno spreco, nessuna goccia è andata persa, e soprattutto abbiamo pensato al pianeta utilizzando bottiglie rigorosamente in vetro riutilizzabili.

Ah sì. Queste siamo noi.

Giovedì gnocca regno animale ediscion

Guardiamo sempre con ammirazione donne e madri famose che hanno saputo unire carriere folgoranti a nidiate di bambini cosmopoliti, oggi invece vogliamo rivolgere la nostra attenzione alle formidabili creature del regno animale. Tutti conosciamo e invidiamo le mantidi religiose ad esempio, che divorano il maschio dopo l’accoppiamento senza timore dell’ergastolo, ultimamente in tanti ci avete segnalato le prodezze del gattino neonato che cerca invano di saltare nella cuccia dal bordo di uno scatolone, che tenero, che dolce, però anche “che palle sbrigati che è tardi!” sembra sbuffare mamma gatta mentre con una zampata lo lancia giù dal dirupo.

Famosa è anche la scimmia esasperata dall’ipercinesi del proprio cucciolo, vorrebbe solo mangiarsi una cazzo di banana in pace che “già la vita è una giungla, in più questo non molla un attimo!”, trovando come soluzione quella di trattenerlo per la coda con malcelato sadismo mentre finalmente addenta, ferma e serafica, il suo ambito spuntino.

Ma il gradino più alto del podio, la gnocca di questo giovedì atipico, l’inarrivabile creatura che dà uno schiaffo morale a tutte noi complesse femmine di razza umana è sua maestà la Paradisea.

La Paradisea ha instaurato un clima di terrore in cui ha relegato la vita del maschio, il quale se vuole avere una chance di riprodursi deve cominciare, dal sorgere del sole, a pulire il proprio nido e la terra circostante alla base dell’albero sul quale vive come una Cenerentola fatta di ecstasy. Vive nella paranoia che possa cadere una foglia o che ci sia un filo d’erba fuori posto perché sa che presto la femmina verrà a controllare e se non troverà la casa perfetta non lo degnerà della sua attenzione e si guarderà bene dal dargliela, ricordiamo che il paradiseo è pur sempre un uccello e come ben sappiamo tutti gli uccelli hanno un chiodo fisso. Ecco quindi che il pennuto, lievemente sudato, con l’argenteria lucidata, attende il volo di ricognizione della nostra eroina che, puntuale e scettica, arriva a controllare; trovando il nido passabile si ferma ad osservare se anche il proprietario di casa meriti la sua attenzione. Questa è la chance del maschio che comincia a gonfiarsi fino a trasformarsi in un ventaglio come nemmeno Brachetti sarebbe in grado di fare, cambia con uno sforzo incredibile il colore dei suoi occhi da neri a gialli e rotea, rotea, rotea che perfino un derviscio si fermerebbe a vomitare, gonfia il collo e lo scuote come nemmeno le Bangles mentre performano Walk like an egyptian, il tutto mentre la femmina lo osserva, e mentre lo osserva lo valuta. Se l’esibizione non sará di suo gradimento volerà a cercare un pennuto più pulito, più capace di intrattenere, più abile.

La Paradisea ha stabilito dei criteri ferrei e condivisibili per la scelta del partner, proviamo quindi a trarre spunto e stiliamo una checklist da spuntare PRIMA dell’accoppiamento con un esemplare maschile di razza umana (so che per molte di voi è tardi ma chissà che queste informazioni arrivino anche a chi ha le ovaie intatte), da ora in avanti detto penuto:

1. L’individuo da voi prescelto è in età riproduttiva? Allora deve essere dotato di un nido proprio. Eliminate quindi tutti gli esemplari adulti che, superata una certa, non riescano a spiccare il volo. Se avete remore pensate alle aquile che smettono di portare ai pulcini il cibo per costringerli a lanciarsi nel vuoto, abbandonarli è l’unico modo per insegnare loro a volare (lo sfracellamento è un’opzione e si chiama selezione naturale). Se il vostro lui ha 40 anni e aspetta ancora che la mamma gli prepari la cena cominciate a guardarvi intorno e a valutare altro.

2. Il penuto vi invita a salire da lui? Se non trovate i sigilli dell’ufficio di igiene sulla porta di casa potete cominciare a rilassarvi, se poi la casa si presenta in ordine e pulita, il maschio ha fatto la spesa e vi ha preparato una cenetta con le sue mani (diffidate da parmigiane, lasagne e altri cibi facilmente preparabili dalla mamma e spacciati per suoi) signore mie correte in bagno a passarvi quel rasoio che tenete in borsa alla veloce, si sa che il miglior deterrente psicologico alla riproduzione per una donna è il pelo incolto ma forse stasera gli anticoncezionali non vi serviranno.

3. La residenza dei genitori del penuto è ad almeno 200 km dalla sua? Grosso plus!

4. Notate le piccole cose. È pigro? Tende a chiedere anziché agire? Allarme rosso! Considerate sempre che il maschio tende dopo pochi mesi di relazione a ridurre del 67,5% gli slanci avuti nel corteggiamento. Se vi fa intuire all’inizio della relazione che si aspetta che siate voi a stirargli le camicie non abbozzate ma immaginate che altre irrealistiche e anacronistiche aspettative possa avere il soggetto in questione e decidete se potete soddisfarle e soprattutto se farlo vi renderebbe felici. Sarebbe ipocrita e svilente dire che lo sbattimento che l’avere un figlio comporta sia divisibile 50 e 50 perché anche solo fisiologicamente è la donna ad avere le responsabilità maggiori, ma almeno partite scegliendo qualcuno che sia un compagno e non un adulto da accudire.

Oppure fate come la Paradisea che dopo i 2,5 secondi di amplesso spicca il volo.

(Danza dell’uccello del Paradiso maschio. Eh?)

V per vendetta

Quando i vostri amici vi annunciano l’imminente nascita di un primogenito, voi vi sedete e cominciate ad aspettare insieme a loro.

Aspettate di vederli sbattere come le falene contro la luce durante quelle cene interminabili in cui il culo sulla sedia lo appoggeranno a intermittenza come se la seduta mandasse scariche a 220 Volt e alla fine vi supplicheranno di accendere il televisore su Rai Yoyo; e aspetterete di sentirli parlare di vacanze in villaggio con mini club, buffet compreso colazione, pranzo e cena; e chiederete distrattamente cosa ne è stato poi di quel progetto di pernottare due settimane al campo base dell’Annapurna per vedere le stelle ubriachi di latte di yak. E ancora domanderete mollemente se hanno visto l’ultimo Eastwood, che poi non ne farà più eeeeeh, bisogna vederlo asssssolutamente!

Perchè di un’eventuale resurrezione dei giusti a voi non ve ne frega un cazzo. Voi la vostra vendetta la volete in questa vita.

Queen of clean

Figlia#1 è alle prese con i compiti.

Scrivi il soggetto negli appositi spazi:

………………… giocano e ridono.

“I bambini!” esclama senza nemmeno pensarci.

………………. riordina e pulisce.

Mdm esulta, finalmente ha trovato un esercizio sessista e retrogrado e avrà qualcosa da scrivere sul blog, perché adesso figlia#1 scriverà “mamma” e allora sì che farà denuncia sociale, ma chi l’ha scritto questo libro Adinolfi? e invece il papà cosa fa, si mette la cravatta e va in ufficio scommette, anni di lotte e guardala qui l’equità che si infrange sull’esercizio di un sussidiario di terza elementare, come uno scoglio che argina il mare.

Invece:

“Io!” esclama la piccola bugiarda.

“Tu? Aver buttato una volta la carta della caramella nella spazzatura senza che ti venisse richiesto almeno 3 volte non fa di te una riordinatrice seriale e comunque non concorda con il tempo verbale!”

“Anna!” prosegue spietata, nominando la signora che viene ad aiutarci in casa.

“Sì ma non la conoscono, mica puoi scrivere un nome proprio!” supplica a questo punto mdm.

“Allora ci sono: impresa di pulizie!”

“Ma non ci sta!” risponde mdm piccata e offesa dalla totale assenza di considerazione.

L’accordo viene raggiunto sulla parola colf, che suonerà forse un po’ snob ma è corto e, soprattutto, indica correttamente la professione che svolge i compiti di riordino e pulizia.

Terremo il soggetto mamma nel caso in cui dovessimo imbatterci nella frase

………….. parte per un viaggio di lavoro e guarda Netflix.

Esmeralda

Mdm scopre con raccappriccio durante una chiacchierata tra mamme che per il saggio di danza è prevista la produzione di un costume per le erinni. Il tema è gitane di Notre Dame di Paris. A mdm viene subito in mente una zingara un po’ zoccola. Così, mentre inanella una serie di idee grottesche o irrealizzabili viste le scarse capacità sartoriali del gruppo, schivato il vaffanculo lanciato alla mammabene che ha già prodotto un manufatto perfettamente aderente alle richieste, improvvisamente la svolta arriva dalla suocera russa di una delle mamme che timidamente si propone:

“Vado in campo rom e chiedo a zingari!”

Da danza è tutto, vi faremo sapere.

Escursioni

Come ti guarda tua figlia quando la recuperi da scuola e la trovi vestita come al mattino, solo che nel frattempo la temperatura è salita di 25 gradi. Non stupirti poi, quando diventerà una paladina del surriscaldamento globale! #climatechange

3100

Non è il numero di partecipanti all’ultimo concerto di Nek, ma quello delle donne uccise da uomini dal 2000 (lo so, c’è chi tra le due ipotesi preferirebbe comunque far parte del secondo gruppo ma non conta come festa vera e propria).

Qualcuno vorrebbe convincerci che il patriarcato, con quel sapore acidulo di rigurgito dovuto al panzerotto fritto che nemmeno ti ricordi di aver mangiato anni fa ma che hai sempre avuto in bocca nonostante le mentine, sia meglio di come ce lo ricordiamo, di come ce lo hanno raccontato le nostre mamme, le nostre nonne. Nasciamo tutte con la gastrite.

Siamo una minoranza maggioritaria:

puoi trovarci nelle cucine, nelle lavanderie,

nei mercati, meno nei consigli di amministrazione e in generale ai vertici. Quello che ci separa dal successo non è solo lo studio, la perserveranza, l’ambizione e il sacrificio, è anche il bucato, preparare la cena, gestire i figli,

che poi cos’è questo successo, a che serve la carriera, quando puoi avere la soddisfazione di dire che come le stiri tu le camicie nessuno mai! E come farebbero senza te, che curi il nido e consenti loro di avere la serenità e lo slancio necessario per inseguire il proprio di successo, liberandoli dalle incombenze terrene quotidiane!

“Avete voluto la parità?” e quindi vi beccate questa roba qua, potete (a volte dovete!) lavorare per contribuire economicamente ma non potete abdicare a tutti gli altri doveri che avete sempre avuto, una Cenerentola operaia cocainomane insomma, roba da rimpiangere i secoli scorsi quando almeno eravate mantenute. Se poi un Uomo, bontà sua, decidesse di contribuire al mènage in modo atipico, cambiando pannolini, cucinando o addirittura stirando, ecco che un coro ammirato si solleverebbe per idolatrarlo e, spiace sentirlo, ma spesso le coriste sono donne.

In questo clima progressista c’è chi non si vergogna di mettere in discussione alcuni diritti fondamentali conquistati con anni di lotte: divorzio, aborto, ruolo sociale, parità salariale (ah no, scusate). Lasciamoli fare e arriveranno al diritto di voto, ci sentiremmo anche parzialmente sollevate vista la recente penuria di buone idee ma no, non ci starebbero facendo un favore.

Allora facciamo così: se proprio volete vietare l’aborto va bene ma dateci lo screening dell’intenzione di voto neonatale, almeno all’annuncio

“Signora ha partorito un leghista!”

potremo rispondere

“Datelo in adozione!”

Qualcosa però si può fare per cominciare a cambiare, ritroviamoci solidali tra noi, smettiamo di aderire al modello maschile giudicandoci se ce ne scolliamo, nessun uomo sarà mai feroce come una donna che critica una donna, spesso per le stesse cose che combatte in prima persona: cellulite e ricrescita. E se una ha fatto carriera ed è una bella donna l’ha data sicuramente a qualcuno, e se un uomo sposato ha l’amante la poco di buono è lei, e così via. Avete mai sentito un uomo porsi così nei confronti degli altri uomini? No! Perché non è così che si fa lobby!

Fino a quando avremo bisogno di un giorno che ci festeggi è perché in realtà ci stanno facendo la festa. Cominciamo a divertirci.