Vacanze dai nonni

L’eccitazione derivante dalla libertà di poter disporre del proprio tempo in totale autonomia cede il posto a un’asiogena inermità, riassumibile nella prosaica domanda autoriferita:

“E mo’ che cazzo faccio?”

Un po’ come quando entri in un negozio di elettronica in Giappone per comprare delle pile ma finisci col fissare i 14567 modelli esposti sulla parete con la bava alla bocca ed esci senza aver comprato nulla, in stato di semi trance.

Dopo aver esaurito le amiche disponibili per un aperitivo, aver fatto quel giro di shopping rimandato da mesi, finito la serie tv e il libro in attesa sul comodino, il sentimento che covavo si affaccia prepotente e non più ignorabile: le erinni mi mancano. Terribilmente.

È la sindrome di Stoccolma. Non c’è altra spiegazione.

“La sindrome di Stoccolma è un particolare stato di dipendenza psicologica e/o affettiva che si manifesta in alcuni casi in vittime di episodi di violenza fisica, verbale o psicologica. Il soggetto affetto dalla sindrome, durante i maltrattamenti subiti, prova un sentimento positivo nei confronti del proprio aggressore che può spingersi fino all’amore e alla totale sottomissione volontaria, instaurando in questo modo una sorta di alleanza e solidarietà tra vittima e carnefice.”

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