Psicoteramerda #4

La rubrica più attesa del mercoledì è tornata. La dottoressa Medea oggi risponde a una mamma straziata nell’anima dai capricci e stracciata nelle palle da tutto il resto.

In allegato trovate la bella lettera originale. Ne consigliamo vivamentente la lettura, lo so è tutto molto lungo ma tanto che c’avrete mai da fare.

Cara amica, intanto sfatiamo ‘sto mito che i terribili due finiscano. L’hai mai visto un adolescente? Ecco.

Detto questo, vorrei innanzitutto complimentarmi con te perché mi hai risparmiato molta fatica dandoti subito da sola la colpa. E questa è una cosa, amica mia, davvero interessante.

Prendi il regno animale, la maestosità di mamma giumenta e la buffa insicurezza del puledrino che le inciampa accanto. La vedrai ogni tanto raddrizzarlo col muso, dargli una sbuffatina, la vedrai anche spaventata: un cavallo spaventato è un cavallo pericoloso, perché può sgroppare o impennare, ma è tutto funzionale. La sua paura lo mette al sicuro, ha una funzione biologica ed educativa.

Sai cosa non ha una funzione biologica, invece? IL SENSO DI COLPA. Il senso di colpa, presente praticamente solo negli esseri umani, la specie più stronza dell’universo, è educativo come un Sapientino con le batterie scariche, funzionale come un buco di culo sul gomito, utile come una bomboniera in vetro di murano.

Di quello che mi hai scritto, la cosa che più salta agli occhi è questo sensone di colpona grosso e sgomitante e, se lo sento io che sono assolutamente disinteressata ad anima viva, figurati come arriva a tua figlia.

Tua figlia, che a due anni è già più sveglia de me, de te, de su’ padre e de tre quarti della palazzina tua. E sai perché? Perché è un puledrino, che ancora segue più la sensazione rispetto alla norma soffocante.

Tua figlia echeggia del tuo nervosismo. Se urli, sentirà che non sarà amata, mai più. Che è cattiva in senso assoluto, proprio come, quando la abbracci, si sente amata e buona per sempre.

In tutto ciò, te pare che ti stia dicendo di non sgridarla? No, non lo sto facendo. Perché qualche limite va messo, e la puledrina deve imparare che – al netto del singolo urlaccio di mamma – dopo ci sarà la pace. E la pace vuol dire che può essere amata anche se grida. Anche se sbatte. Anche se mamma non sa più a chi dare i resti e fare una scenata diventa l’unico modo efficace per farsi notare.

Fermala prima di arrivare ad urlare. Time out. Ti rimetto nel paddock.

Poi, quando sei più calma, ti accolgo, ti bacio, facciamo pace capendo che il sentimento non va represso, ma va gestito in modo tale che non ferisca nessuno (e questo vale anche per te).

Se sei sul punto di urlare, prima di fare qualcosa per poi rotolarti nel caldo mix di fango e feci del senso di colpa, vai nel paddock, amica mia. Scarica la tensione. Perdonati.

Che poi, ho detto paddock, ma per te vale anche un pub, un’enoteca, l’aperitivo in spiaggia con le amiche, quello studio di “massaggi orientali” gestito da un mio mezzo parente.

Tutti abbiamo delle urla dentro, a volte sono semplicemente le nostre che non riusciamo ad ascoltare, a volte sono un modo per punirci.

Non farti carico anche di quelle che immagini di aver inflitto a tua figlia. Fatti felice, falla felice, fatti una vodka e stringila finché se lo farà fare, perché tra poco sarà tutto un MAMMA TU NON MI CAPISCI, IO GIGGI LO SQUARTAPAPERE LO AMO HAI CAPITO?!

Famme sape’.

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