Psicoteramerda #1

Come promesso, eccoci alla puntata zero della nuova rubrica che solo per questo venerdì prende il posto del Peggioperte.

Introduciamo oggi la dottoressa Medea, alla quale sentitevi libere di inviare i vostri disutili quesiti esistenziali e genitoriali.

La dottoressa Medea, nata fieramente a Roma nel 1975, è un’accreditata Psicologa e Psicoterapeuta equina. All’inizio degli anni ’90 inizia ad esercitare anche con persone, specializzandosi nei traumi da palio e da salto. Radiata da ogni albo possibile ed immaginabile, continua a praticare con successo la professione.

A tale proposito, ha dichiarato in una recente intervista, tenutasi in un luogo segreto per incomprensioni con l’ordine:

“Alla fine non è difficile, io sto seduta e la gente parla. Se proprio volete saperlo, era più complicato con i cavalli!”.

Entriamo dopo le degne presentazioni nel vivo della rubrica, e lasciamo che siano i vostri turbamenti a parlare e la dottoressa ad accoglierli.

“Buongiorno dottoressa Medea, le scrivo perché da giorni sto cullando un senso di colpa verso mio figlio che non mi appartiene, che mi ha instillato il mio compagno quando venerdì scorso sono andata a prendere un aperitivo. Quando sono tornata mi ha fatto notare in maniera sgradevole che una volta le donne non si allontanavano dai figli per andare a bere alcol con le amiche. Mi piacerebbe sapere come la pensa e se questo senso di colpa, su cui con una sola battuta un uomo è riuscito a fare leva, è giustificato.”

Cara amica,

dal tuo messaggio emerge più di una criticità. La prima è che non sei riuscita a fatte sposa’. Le basi, amica.

La seconda è che, una volta compiuti 18 anni, ma forse anche prima, nemmeno tuo padre ha il diritto di dirti cosa fare, figuriamoci un compagno o un marito.

Non devi sentirti in colpa per tuo figlio, poiché l’unico bambino che hai trascurato è evidentemente quell’Edipone con cui vivi.

Ma come risolvere la situazione? È semplice, abbiamo due alternative.

1. Non esci mai più (alternativa sconsigliata).

2. Esci ma bevi MOLTO di più, devi tornare a casa sui gomiti, devi puzzare come un senzatetto in un sottopasso della metro; a quel punto, rinforzata dell’intossicazione da alcol, ti dimenticherai di tutte quelle pippe che ti fai sul corpo, le smagliature, il seno un po’ così, il pelo un po’ selvaggio, che ti giuro se ne accorgono solo le donne, e ribalterai il tuo compagno abbastanza per trarne il giusto beneficio entrambi. Vale tutto: strappare ciocche de capelli, fingere che sia Patrick Dempsey, provare quella posizione che non hai mai osato, sentendoti come una protagonista di “Vite Al Limite”.

Vedrai che la prossima volta i primi 5 mojito te li offre lui.

P.S. Tuo figlio sta una bomba, fidate.

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