Giovedì Gnocca: Amal Clooney.

Ritorna con la caratteristica incostanza della pagina l’appuntamento più frustrante della settimana.

Al GIOVEDÌ GNOCCA oggi si parla di colei che ha la capacità di offuscare con una semplice apparizione il matrimonio dell’anno: Amal Alamuddin, avvocato specializzato in diritto internazionale e diritti umani, più nota come il marito di George Clooney.

Amal nasce 40 (sì, QUARANTA) anni fa in Libano da una giornalista e da un professore universitario; due anni dopo, costretti a lasciare il paese a causa della guerra civile, si trasferiscono in Inghilterra in un sobborgo non bruttissimo ma manco Parigi. Lì Amal conduce tutti i suoi studi brillantemente fino all’ammissione ad Oxford, come molte di noi del resto. Si specializza a New York dove inizia a lavorare immediatamente presso uno degli studi più prestigiosi.

Tra le donne arabe più influenti del pianeta, non di Scurcola Marsicana, consigliera Onu, ha difeso nella sua carriera personaggi come Julian Assange e Yulia Timoshenko.

Fra un fallimento e l’altro, per ammazzare la noia di questa vita così banale, perchè alla fine che palle sempre queste cene in ambasciata, compra un vestito ogni volta – vuoi mettere quanto si sta meglio a casa a guardare le puntate nuove di Masha e Orso con il tuo superpigiamino post gravidanza con l’elastico slabbrato – Amal si concede di vedere qualche amico ogni tanto e durante una di queste feste conosce George, che pare si sia manifestato con il suo consueto fare burlone replicando come da una ventina d’anni a questa parte la famosa scena della bottiglia del Martini. Amal, folgorata da subitaneo amore, sembra abbia esclamato: “Riecco il coglione”, in tutte e tre le lingue che parla fluentemente affinché il messaggio fosse chiaro a tutti, ma soprattutto a lui. Il buon George, che evidentemente qualche argomento ce l’ha, inizia a corteggiare la Nostra inarrivabile a suon di mail, ripeto MAIL, non whatsappini.

I due convolano a nozze nel 2014 a Venezia con un festeggiamento contenuto di cinque giorni consecutivi e successivamente, per gli intimi, su un’isola blindatissima in mezzo al Tamigi, devolvendo in beneficienza tutti i regali. Del resto quando percepisci 500 sterline l’ora come onorario, un servizio di piatti è superfluo. La sera le stoviglie sporche non le lavi: le butti.

Che poi queste cene dalla famiglia Clooney devono essere interessanti. Quando l’incauto chef Sal Scognamillo si è permesso di donare il suo libro di ricette alla signora, ella ha risposto pure un po’ incazzata: “Pensi che io cucini? No, non cucino! Ti aspetti che impari?”. Ecco come si fa.

Tant’è che in un’intervista l’affamato George, legatissimo al nostro paese, ha dichiarato di aver compreso la felicità quando ha visto i suoi operai italiani sul lago di Garda in pausa pranzo che se la ridevano beatamente. Te lo dico io perchè ridevano, George, ché tu l’idioma ancora non lo mastichi bene: pensavano a quanto ti avevano gonfiato il preventivo.

Dal felice matrimonio, nascono due gemelli, e George, sempre più ottenebrato dalla fame, racconta pieno di ammirazione e presumibilmente di invidia con quanta devozione Amal allatti le creature concedendosi due ore di sonno tra una poppata e l’altra. Mammadimerda cerca di richiamare alla mente i momenti di riposo durante l’allattamento, e le sovviene il ricordo come di unica lunghissima poppata di mesi, perchè questa storia dell’allattamento a richiesta forse ci è sfuggita un po’ di mano.

Per concludere anche Mdm vuole concedersi una parentesi sugli outfit del matrimonio reale con cui ce la stanno stracciando da mesi. Amal, la più bella tra le belle, è apparsa fasciata in un magnifico abito di un punto di giallo a cui neanche la regina Elisabetta avrebbe mai pensato, e ora tutte le sarte di corte si aggirano disoccupate sotto ai ponti del Tamigi. Il mio messaggio è per voi, oneste lavoratrici: non sbattetevi a portare curriculum ai ristoranti di Londra, che tanto ci sono già gli italiani; visto che adesso avete tanto tempo libero, io avrei giusto qualche orlo alle tende da fissare, così posso finalmente togliere lo scotch biadesivo.

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