Svezzamento

Come ogni genitrice, anche Mammadimerda ha sempre tenuto alla corretta alimentazione dei figli.

Durante lo svezzamento si è documentata, ha studiato, ha seguito i dettami del momento che tanto cambiano ogni sei mesi e mezzo come l’obbligo vaccinale: latte sì, latte no, latte di riso, latte solo di capra munta da una vergine, zucchero sterco del demonio, sale assolutamente sei pazza, sale un pizzichino fa bene. Alla fine la figlia di Mdm era ella stessa così confusa che è stata trovata a leccare i sassi del mare, che almeno avevano un sapore.

In quel periodo ti sei inerpicata sul massiccio dell’Annapurna per raccogliere con le tue mani le patate di montagna senza antiparassitari, hai seguito la fioritura delle lenticchie di Castelluccio personalmente- fino a 9 mesi prima i legumi morivano di noia nei barattoli della cucina fino all’estremo viaggio nell’organico; hai devoluto l’8×1000 a NaturaSì, chiunque entrasse in casa con una zucchina non certificata veniva aggredito dai cani alsaziani e le sue ceneri sparse nell’orto, chi ha osato proporre un biscotto nel latte o, non sia mai, del miele è stato posto sotto un regime di stretta sorveglianza e da allora guardato con sospetto.

Poi ad un certo punto gli eventi hanno cominciato a prendere una china sempre più ripida: il bambino parla, ha dei gusti e li esprime. Tu sei una donna distrutta. Ormai condotta sul lastrico dall’acquisto compulsivo di prodotti bio e prossima alla separazione per lo stesso motivo, ossessionata dalle cotture dei cibi al punto che sulle verdure ci soffi solo e dalla ricerca di un secondo proteico alternativo che non sappia di zoccolo e cartone bagnato, piano piano comincia la lenta deriva: un hamburger confezionato una tantum non ha mai ammazzato nessuno tranne la mucca, anche il latte a lunga conservazione andrà bene per un paio di giorni e poi diventano 5 settimane, abbracci lentamente la religione dell’insalata in busta e i ceci bio in scatola immersi nella prima rugiada del mattino diventano sulla mensola un pezzo da esposizione da mostrare agli ospiti: “Qui ero nel mio periodo verde del Mammadimerdismo. Poi mi sono evoluta”.

Intorno ai tre anni del bambino la trasformazione dovrebbe essere completa. Ormai ti muovi con una certa sicurezza tra le prelibatezze della cucina tedesca del Lidl e le verdure surgelate.

Anche mangiare fuori, che prima constisteva in un paio di portate principali a base di ansia e abbondante senso di colpa, ora non voglio dire che sia ritornato ad essere quel momento di piacevolezza che tutte noi vagheggiamo perché c’è sempre quel filo di rottura di cazzo che accompagna ogni pasto, però è ridiventato possibile.

Così può capitare che una domenica mattina qualsiasi avvenga questo scambio di messaggi:

Mdm1 – Ieri sera abbiamo scoperto che il rullo finto-giapponese vicino casa tua ha chiuso. Sai perché?

Mdm2 – L’avranno chiuso i Nas.

Mdm1 – Vabbè comunque il sapore era buono. Alla fine siamo qui a raccontarlo. Guarda che è un lutto.

Mdm2 – A chi lo dici. Non sai quante cene mi ha salvato.

#apriteirulli

Musica dei giorni miei

Mammadimerda incontra un’amica madre di due gemelli e dopo un minuto parte subito un simposio da dotte pedagoghe su genitorialità e metodi educativi: “Non vedo l’ora di andare a lavorare”, “Quando ricomincia la scuola”, “L’altra sera a cena ho lanciato un piatto nel lavandino e l’ho spaccato”. I pilastri del metodo Montessori, insomma.

Ad un certo punto l’amica confessa vergognosa di ALZARE LA VOCE OGNI TANTO.

Aiutatemi a far sentire parte di una grande famiglia questa mamma rispondendo al sondaggio.

TI CAPITA DI URLARE CON I TUOI FIGLI?

A ) Mai, non mi stanco di parlare con i miei figli fino a quando non abbiano compreso e condiviso le mie scelte educative e si sia pervenuti ad una soddisfacente risoluzione del conflitto per tutti.

B ) Inizio la mattina alle 7, è il mio Saluto al Sole.

C ) Come un’aquila sodomizzata da un cammello sordo.

D ) È una domanda retorica?

#mammadimerda #mdm #musica #genitorialità #figli #sondaggio #urla

Lui

Per una volta mamma illuminata avevo organizzato una domenica diversa, una bella gita al lago.

Ma lui non era d’accordo, aveva paura di bagnarsi e l’acqua non è il suo habitat ideale. Così, mentre ancora ignara della piega che avrebbe preso la giornata, accarezzavo la testa di figlia#1, ha deciso di uscire allo scoperto per dire la sua.

L’insettino era lì che mi sfidava, con quelle sue zampette tozze, con quell’aspetto ingannevole che ti fa dubitare di te stessa fino alla fine, “magari è un moscerino o una formica” ma ormai il tarlo si è insinuato tra le ipotesi “ecco brava, magari è un tarlo!” No cara! Non ci provare, sai benissimo cos’è anche se non hai il coraggio di nominarlo!

Il pidocchio esprimeva tutto il suo disappunto per la meta scelta; sei coraggioso, sei il partigiano dei pidocchi, sicuramente non il più intelligente dato che ora scoverò e sterminerò tutta la tua famiglia con il napalm. O forse dopo il tempo passato a pascolare sul cranio di mia figlia ti sentivi a pieno titolo parte della famiglia, ogni carezza per lei era in fondo anche un po’ tua. Ma non mi fai pena, non ti adotto, non illuderti, anzi mi fai schifo.

Rassegnata al pomeriggio che si prospettava di merda, sostanza della quale sono fatti i sogni come dice Shakespeare, sfodero il megapaccofamiglia di pidocchicida che non manca mai in casa mia, come il tacchino glassato nella cucina di Martha Stewart.

Non vi descrivo lo scenario di bucati, pettini, docce, bestemmie perché sono certa che avrete perfettamente presente. Come avrete presente l’indomabile prurito psicosomatico istantaneo che si scatena anche sulla vostra cute ogni volta che si affronta l’argomento (vi siete grattate, eh?). Per precauzione decido di fare il trattamento anch’io, quasi sicura che anche stavolta risulterò pulita, invece… la magra consolazione è che non sono una pazza suggestionata.

E che non ho i capelli lunghissimi, ma solo molto lunghi.

A sera, stremata e con le occhiaie, ho fatto il discorso che a questo punto ogni madre è tenuta a fare al proprio figlio per responsabilizzarlo:

“Amore della mamma, io ti amo tantissimo, ma sappi che se ti prendi un’altra volta i pidocchi ti do in affido!”

#pidocchi #mammadimerda #mdm #weekend #perfortunadomanilavoro

De mestruazione

In bagno, improvvisamente si spalanca la porta ed entra figlia#1, sorprendendomi in procinto di cambiare l’assorbente.

Inutile sottolineare che la privacy, soprattutto in bagno, non esiste.

“Mamma che fai?”

“Mi cambio l’assorbente”

“Hai il pannolino come i bambini piccoli?”

“No amore, una volta al mese tutte le donne perdono sangue dalla patatina, anche voi quando sarete più grandi”

“Più grandi quanto?”

“Dipende, verso i 12/13 anni, qualcuna prima, qualcuna dopo….”

“Io sicuramente non prima dei 18 anni. Sai mamma, io ho molta cura della mia patatina!”

Si sa, il ciclo è una questione di responsabilità e igiene. Altro che aspettare la menopausa, per liberarsene bastava lavarsi signore!

Prendo la penna, dicevi?

Io vorrei dire una cosetta a quelle che fanno le brillanti con i figli degli altri. Quelle che ti esortano a far nuotare il bambino senza braccioli perchè la figlia a 6 mesi faceva già nuoto sincronizzato; quelle che ti raccomandano di togliere le rotelle dalla bicicletta perché il figlio a 1 anno era già un piccolo Bartali; quelle che ti scherniscono perchè metti la cintura in macchina al bambino anche solo per 100 metri; quelle che sfoggiano il “Fossi in te” come un solitario di Bulgari.

Volevo dire che la vostra sicumera, nella maggior parte dei casi, finisce dentro al secchio dell’indifferenziata. Non ci interessano i vostri consigli, smettetela di darceli.

“Vita” da spiaggia

Arrivi in spiaggia trafelata, non fai in tempo a posare la borsa frigo che i tuoi figli si son già buttati in acqua con tutti i vestiti. Rimani vestita, in riva, a controllare che non si affoghino a vicenda, per il lasso di tempo che intercorre tra il primo bagno e il primo “Mamma, ho fame”.

Quando escono vogliono mangiare subito quindi, avvolti come mummie nel telo da mare, infili loro i crackers in bocca come fa mamma rondine con i pulcini sul nido.

La procedura sulla crema solare ve la risparmio per evitare di ricordarvi traumi inutili.

Il papà è come un trucco del prestigiatore: c’è ma non si vede.

Nell’ombrellone accanto, una coppia: lui spalma la crema a lei che, nel frattempo, legge un libro. Tu li guardi con la stessa ammirazione con cui tuo marito guarda un televisore LCD da 20.000€ da Euronics.

Poi torni a casa e in tv parlano di uno stabilimento dedicato ai cani, Bau Beach. Cioè, fatemi capire: voi non avete figli, vi prendete il cane, potete lasciarlo a casa senza baby sitter, stare sul lettino dall’alba al tramonto senza mai alzarvi e invece decidete di andare al mare col cane? Ma da che pianeta venite?

Tre mesi all’alba

La mattina del primo giorno delle vacanze estive ti chiudi in bagno con il cellulare e cominci a mandare messaggi per contare le perdite, mentre fuori dalla porta già infuria la rivoluzione.

Sono lontani i giorni in cui il sabato mattina ti mandavi i resoconti della serata precedente con le amiche. Adesso solo grida di disperazione.

La prima amica ti risponde che sta partendo per cinque giorni di lavoro, aggiungendo: “Sempre troppi pochi”.

Un’altra ti manda la foto del figlio 1enne con l’espressione del puttino della Madonna Sistina e la didascalia: “Ho un pannolino pieno di merda e nessuno che se ne voglia prendere carico”.

In una chat un’altra racconta che deve fare un intervento e rimanere dieci giorni in ospedale. Una le risponde: “Wow, beata te”.

Mancano tre mesi.

#mammadimerda

Giovedì Gnocca: Amal Clooney.

Ritorna con la caratteristica incostanza della pagina l’appuntamento più frustrante della settimana.

Al GIOVEDÌ GNOCCA oggi si parla di colei che ha la capacità di offuscare con una semplice apparizione il matrimonio dell’anno: Amal Alamuddin, avvocato specializzato in diritto internazionale e diritti umani, più nota come il marito di George Clooney.

Amal nasce 40 (sì, QUARANTA) anni fa in Libano da una giornalista e da un professore universitario; due anni dopo, costretti a lasciare il paese a causa della guerra civile, si trasferiscono in Inghilterra in un sobborgo non bruttissimo ma manco Parigi. Lì Amal conduce tutti i suoi studi brillantemente fino all’ammissione ad Oxford, come molte di noi del resto. Si specializza a New York dove inizia a lavorare immediatamente presso uno degli studi più prestigiosi.

Tra le donne arabe più influenti del pianeta, non di Scurcola Marsicana, consigliera Onu, ha difeso nella sua carriera personaggi come Julian Assange e Yulia Timoshenko.

Fra un fallimento e l’altro, per ammazzare la noia di questa vita così banale, perchè alla fine che palle sempre queste cene in ambasciata, compra un vestito ogni volta – vuoi mettere quanto si sta meglio a casa a guardare le puntate nuove di Masha e Orso con il tuo superpigiamino post gravidanza con l’elastico slabbrato – Amal si concede di vedere qualche amico ogni tanto e durante una di queste feste conosce George, che pare si sia manifestato con il suo consueto fare burlone replicando come da una ventina d’anni a questa parte la famosa scena della bottiglia del Martini. Amal, folgorata da subitaneo amore, sembra abbia esclamato: “Riecco il coglione”, in tutte e tre le lingue che parla fluentemente affinché il messaggio fosse chiaro a tutti, ma soprattutto a lui. Il buon George, che evidentemente qualche argomento ce l’ha, inizia a corteggiare la Nostra inarrivabile a suon di mail, ripeto MAIL, non whatsappini.

I due convolano a nozze nel 2014 a Venezia con un festeggiamento contenuto di cinque giorni consecutivi e successivamente, per gli intimi, su un’isola blindatissima in mezzo al Tamigi, devolvendo in beneficienza tutti i regali. Del resto quando percepisci 500 sterline l’ora come onorario, un servizio di piatti è superfluo. La sera le stoviglie sporche non le lavi: le butti.

Che poi queste cene dalla famiglia Clooney devono essere interessanti. Quando l’incauto chef Sal Scognamillo si è permesso di donare il suo libro di ricette alla signora, ella ha risposto pure un po’ incazzata: “Pensi che io cucini? No, non cucino! Ti aspetti che impari?”. Ecco come si fa.

Tant’è che in un’intervista l’affamato George, legatissimo al nostro paese, ha dichiarato di aver compreso la felicità quando ha visto i suoi operai italiani sul lago di Garda in pausa pranzo che se la ridevano beatamente. Te lo dico io perchè ridevano, George, ché tu l’idioma ancora non lo mastichi bene: pensavano a quanto ti avevano gonfiato il preventivo.

Dal felice matrimonio, nascono due gemelli, e George, sempre più ottenebrato dalla fame, racconta pieno di ammirazione e presumibilmente di invidia con quanta devozione Amal allatti le creature concedendosi due ore di sonno tra una poppata e l’altra. Mammadimerda cerca di richiamare alla mente i momenti di riposo durante l’allattamento, e le sovviene il ricordo come di unica lunghissima poppata di mesi, perchè questa storia dell’allattamento a richiesta forse ci è sfuggita un po’ di mano.

Per concludere anche Mdm vuole concedersi una parentesi sugli outfit del matrimonio reale con cui ce la stanno stracciando da mesi. Amal, la più bella tra le belle, è apparsa fasciata in un magnifico abito di un punto di giallo a cui neanche la regina Elisabetta avrebbe mai pensato, e ora tutte le sarte di corte si aggirano disoccupate sotto ai ponti del Tamigi. Il mio messaggio è per voi, oneste lavoratrici: non sbattetevi a portare curriculum ai ristoranti di Londra, che tanto ci sono già gli italiani; visto che adesso avete tanto tempo libero, io avrei giusto qualche orlo alle tende da fissare, così posso finalmente togliere lo scotch biadesivo.