La mostra

Ogni tanto Mdm1 viene folgorata da slanci di mammabenismo e così, spronata dalle testimonianze da copertina delle altre mamme blogger che condividono le esperienze di accrescimento culturale che propongono ai propri figli, questi bambini biondi, sorridenti, ben vestiti e perfettamente educati, bilingue nonostante siano nati a Trofarello e la prima antenata non italiana sia Lucy l’australopiteca, che fanno la coda sorridendo, che non hanno mai utilizzato un tablet perché vengono costantemente intrattenuti da quella fonte inesauribile di giochini e filastrocche che è la propria madre blogger, anch’essa sempre sorridente e propositiva, insomma travolta da questo turbine di virtuosità decide di provarci anche lei.

Cosa potrebbe andare storto, in fondo!

La cosa fondamentale per effettuare lo switch a mammabene è calarsi nel ruolo, a cominciare dall’abbigliamento: no a tacchi, jeans strappati, birkenstock, capelli unti. Sì a ballerine, gonne al ginocchio, trucco leggero, borsa louis vuotton (o vuttuon, a seconda della regione cinese di provenienza).

Si passa quindi alla scelta dell’attività formativa da erogare alla prole: no a cinema, parco normale, zoo. Sì a teatro, parco sensoriale, mostra sperimentale.

A questo punto è necessario scegliere la prole: i bambini da lei posseduti basteranno? Siccome Mdm1 ha tratti della personalità megalomane ovviamente no e coopta una ulteriore bambina, portando a 3 il numero di minorenni sotto la propria tutela.

Pronte!

Si va a vedere la mostra esperienziale su Van Gogh, dall’altra parte della città. Piove ma I’m only happy when it rains, sarà ancora più bello e gratificante!

Dopo aver recuperato bambina-non-sua, Mdm1 percorre i 10 km che la separano dalla meta in circa 50 minuti causa traffico dovuto ad avverse condizioni meteo + ora di punta.

Poco male, l’allegra combriccola approfitta della permanenza nell’abitacolo per ripassare barzellette, canzoncine, tabelline perché niente fermerà il buonumore, oggi.

Il parcheggio è decisamente lontano dall’ingresso della mostra, l’ombrello disponibile uno solo, ma questo nuovo modello di mamma platinum non si scoraggia e infradiciandosi sotto la pioggia scrosciante saltella insegnando “singing in the rain” alle bambine perplesse che non hanno ancora colto appieno lo spirito e la portata del Cambiamento.

Si mettono in coda. Fa freddo. Piove ancora. Ma siamo vive e aperte alle novità!

Arrivano in cassa: “1 biglietto intero e 3 ridotti, grazie”

“Sono 35 euro prego”

Mano nella borsa che ravana.

Ravana ancora.

Ravana nervosamente.

Panico.

Testa nella borsa.

Borsa svuotata sul pavimento.

Non c’è traccia del portafoglio.

“Accettate pagamenti in sangue/natura/bambini?”

“Mi spiace signora si sposti che sta bloccando la coda” risponde la bigliettaia insensibile al dramma che si sta consumando sotto ai suoi occhi.

Mdm1 va in palestra una volta l’anno, quella volta è stata il giorno precedente e ha lasciato il portafoglio nella borsa del cambio.

La storia finisce così, mi piacerebbe infiocchettarvela raccontandovi del colpo di genio avuto subito dopo da mamma platinum per ovviare alla situazione ma il mammadimerdismo si è reimpossessato di lei e l’unica lezione che imparato da questo fallimento è:

MAI ANDARE IN PALESTRA!

COMUNICAZIONE “MDM PER IL SOCIALE”

Domani in molte regioni italiane comincia la scuola e molte di voi si appresteranno come me a mandare il proprio figlio in prima elementare. Per evitare di farvi riconoscere subito come le mdm che siete, eccovi qualche piccolo accorgimento:

1) avete scritto il nome di vostro figlio su ogni matita, ogni pennarello, ogni pidocchio che porterà a scuola? Se sì uscite immediatamente da questa pagina, il titolo mdm non ve lo meritate, se no avete ancora tempo, noi ad esempio lo stiamo facendo adesso ma avete ancora tutta la notte e una manciata di minuti domattina.

2) ricordatevi di DARE LA MERENDA a vostro figlio, non si sa come ma le altre mamme sanno di doverli dotare di cibo e lo faranno per cui, a meno che non vogliate che escano urlandovi “mammaaaa ero l’unico senza la merenda!” facendovi sentire peggio di ciò che siete provvedete immediatamente.

3) sì ragazze, la merenda mettetela adesso che domani vi dimenticherete.

4) dotateli di una bottiglietta d’acqua. Avranno sete. Vedi punto 2.

5) non affidatevi alla memoria, controllate che effettivamente comincino domani.

6) non affidatevi alla memoria, controllate che effettivamente comincino all’ora che pensate di ricordare.

7) andateli a prendere all’ora giusta.

8)lasciate lo zaino davanti alla porta, sembra incredibile ma probabilmente non vedendolo domattina potreste dimenticarlo (true story).

9) vestite i vostri figli a strati, la mattina è fresco ma è ancora estate, per il pile avrete tempo.

10) portate occhialoni scuri per nascondere le lacrime. Perché domani si piange!

Serata ragazze

Mammadimerda 2 condivide lo spaesamento della genitorialità con un compagno, l’Uomo Con Due Mani Sinistre. Costui talvolta rientra dal lavoro ben oltre l’ora di cena; Mammadimerda 2 per altrettanti motivi lavorativi talvolta non rientra proprio, perché a Casadimerda abbiamo superato a destra il concetto di parità dei sessi e l’abbiamo pure doppiato. Almeno sui fondamentali ci siamo.

Quando 2MS rientra tardi, Mammadimerda ha inventato una cosa chiamata “serata ragazze”, perché dire “stasera mangiamo quattro cazzate in padella sul divano mentre guardiamo la televisione” era troppo lungo.

Ma oggi Mdm2 ha voluto strafare: in uno slancio di inguaribile ottimismo ha proposto alla Bambina Senza Sentimenti pizza e cinema. Entusiasmo generale, acclamazione, trionfo.

Mdm2 arriva al cinema prima della cena, in largo anticipo per assicurarsi i posti migliori, tronfia, un po’ perché non le capitava dalla Maturità di arrivare in anticipo, un po’ perché si sente la madre dell’anno.

– Due biglietti per Il Re Leone.

– Sono 13 euro.

Mdm2 apre il portafoglio con disinvoltura. Un gesto banalissimo, soprattutto quando hai figli.

INSPIEGABILE ASSENZA DI BANCOMAT.

Ecco, la nota a margine è che il simpatico vezzo che Mdm2 ha mantenuto come ricordo di un’adolescenza protratta, è girare sempre senza contanti. Non si sa bene il perché, ci stiamo lavorando. Credo sia legato ad una sorta di sindrome abbandonica, un’ansia da distacco che la carta di credito risolve in maniera quasi atraumatica fino al mese successivo.

Apre tutto. Trova 30 euro stantie. Siamo salve. Comincia a riflettere a voce alta:

– Un attimo. Se pago 13 euro non ho i soldi per mangiare.

– Signora, la posso aiutare?

– Un attimo, le ho detto. Sto facendo i conti. Ho fatto il liceo Classico. La Matematica era facoltativa come l’ora di religione.

– Signora, 30 meno 13 fa 17.

– Grazie.

– Prego.

Nel frattempo comincia a formarsi una discreta filuccia. Perché la figura di merda chiama gente.

– Signora PER CASO ha qualche sconto?

– AH SÌ! Ho quello della Wind.

– La Tre, signora.

– Sì, la Tre.

Per uno strano miracolo di Natale a Settembre, Mdm2 trova la tessera.

– Questa non è più valida, signora. Ora funziona solo l’applicazione.

– Un attimo che la scarico.

Fila.

-Non va la connessione. Avete il Wi-Fi?

– …

– Ma tu guarda. Una volta che uno potrebbe utilizzare uno sconto.

Fila.

– Signora…

– Ok mi dia due biglietti per il primo spettacolo. Quant’è?

– Sono sempre 13 euro.

Mammadimerda 2 esce dal cinema e comincia a pensare che ora dovrà risolvere la questione Bambina Senza Sentimenti Affamata alla quale era stata promessa una cena insieme.

Dalla vetrina di un bar si intravede un bancone con delle patatine all’ultimo stadio e due tramezzini rancidi.

– Ti va un aperitivo?

Bambina Senza Sentimenti mi guarda senza parlare forse per la prima volta in 4 anni di vita.

Siamo in Italia e neanche una cazzo di pizzeria al taglio aperta nel raggio di 500 metri. Il fattore tempo comincia a non essere dalla nostra parte. Mdm2 si siede nella trattoria più rognosa che vede, fa due rapidi calcoli che non sa fare, figurarsi rapidamente. Dovrebbero venirci sicure due margherite, nel dubbio una sola bottiglietta d’acqua da mezzo litro. Il tempo scorre. Mancano dieci minuti allo spettacolo. Bambina Senza Sentimenti è anche Bambina più lenta del Mondo. Cos’è il Genio? ……………. e rapidità di esecuzione.

– Pronto, buonasera sono la signora della Tre, quella che non ha i soldi. Siccome siamo riuscite a comprare da mangiare, ci può mica spostare allo spettacolo successivo?

E via. Come perle.

Non si sa su quali basi mi cullo per un po’ nell’idea che possa vedermi come una gagliardissima mamma single. Poi penso che in una dimensione parallela esista una pagina che si chiama Bigliettaiodimerda in cui verrà raccontata questa storia. Verificate per favore.

A questo punto ci rimane un’altra ora da trascorrere senza soldi. Ci fermiamo in una piazza a giocare con l’unica cosa che abbiamo a disposizione: una bottiglietta di plastica. Praticamente un film di Pasolini- con la plastica.

Torniamo al cinema.

– Buonasera sono la sign…

– Sì, signora. Sappiamo chi è.

– Bene, guardi incredibilmente mi sono avanzate delle monete per i pop corn.

– Vuole anche dell’acqua?

Bambina Senza Sentimenti che non si fa mai i cazzi suoi: – No, mamma ha riempito la bottiglietta alla fontana.

Film- che scopro non essere un cartone e mi viene subito malissimo- lacrime, canzoncine, rilacrime. Bambina Senza Sentimenti imperturbabile mentre Mdm2 si strappa i capelli dal dolore pronuncia una sola frase riferita al film in mezzo a tutto il grande monologo che ha sciorinato per l’intera durata: “Spero che Scar muoia”.

Usciamo quasi indenni psicologicamente ma molto soddisfatte dalla proiezione e ci soffermiamo di nuovo nell’atrio del cinema dove ci sono le locandine dei film in uscita.

– Cosa ti è piaciuto più di tutto, Bambina Senza Sentimenti?

– Gli occhi di IT laggiù.

La psicoteramerda: la taccola.

“Cara dottoressa Medea,

a 33 anni, mentre progettavo di avere un figlio, ho scoperto che il mio corpo aveva già deciso per me di costruire qualcosa.

Mi è stato diagnosticato un carcinoma duttale infiltrante al seno, ho perso tutti i capelli, più tante altre cosette che il cancro fa al tuo corpo. Io che con questo corpo non ci sono mai andata d’accordo, adesso più che mai faccio fatica a riconciliarmici, a riconoscerlo come il mio, a volergli un po’ di bene.

Ammiro le donne che partecipano con entusiasmo al Body Positivity Challenge, le sostengo, credo fermamente nel loro atteggiamento.

Io che non pubblico mai una mia foto dalla diagnosi, che a 20 anni mi facevo accompagnare al bagno dalle amiche perché mi vergognavo del mio corpo, anche quando attirava sguardi di desiderio.

Io che 5 anni dopo la prima diagnosi scopro che il mio cancro ha metastatizzato alle ossa. E questa volta non passerà. E ancora una volta devo stravolgere tutti i miei piani, tiro fuori i sogni da dove li avevo conservati e li lascio al vento.

Ancora una volta questo corpo fa di tutto per non farsi amare.

Mi riorganizzo. Mi invento una nuova vita, mi do nuovi obiettivi. Ma ora sento che in questa riorganizzazione devo far rientrare anche il mio corpo.

Da dove partire?”

Cara amica, sarò sincera. Quando mi hanno parlato del Body Positivity challenge, sospettavo che avrebbe toccato tasti delicati pur essendo un progetto allegro e positivo, un po’ come quando vai al mare e te mangi mezzo chilo de insalata de riso, che tanto è leggera, e invece ci hai messo uova sode, würstel, tre tipi di salame, 4 di formaggio, sott’olio e maionese. Quella light. E alla fine stai sotto l’ombrellone a fare il pitone e a digerire per le successive 24 ore.

La maggior parte delle persone si convince che per amare il proprio corpo questo debba essere necessariamente magro, o sano, ma non è così. Il nostro corpo è un’evoluzione meravigliosa, non solo la sciocca consolazione di chi si dice “almeno sono bella dentro”, perché (parlamose chiaro) la verità è che siamo belle pure fuori.

Sempre.

Ti parlerò quindi di un uccello: LA TACCOLA.

La taccola è una specie di corvo, meno colorata della gazza, non grande come le cornacchie; non è vistosa come un pavone, non è infame come er gipeto, non è equilibrata come il pinguino.

Ma la taccola ha una particolarità unica. Il volo.

Di solito, gli uccelli volano usando le correnti per stancarsi meno. Volano perché devono, basta pensare al piccione che mi ha attraversato davanti sulle strisce, l’altro giorno. Quando possono, gli uccelli non si stancano.

E invece, la taccola vola per volare. Gioca con le correnti, si migliora col tempo, impara acrobazie, virate, picchiate. Balla con la furia del vento, mai schiacciata, adattandosi alla violenza dell’aria con grandi movimenti delle ali o con impercettibili inclinazioni delle penne.

La taccola impara, perché è un animale superiore. Noi, che in confronto a lei siamo come il fratello sfigato del gipeto, ci mettiamo molto di più.

I venti della nostra vita ci picchiano forte, prima che impariamo a sfruttarli per le nostre evoluzioni.

Perché ti dico questa cosa, amica?

Perché puoi scegliere se camminare per strada come un piccione, meglio noto come IL RATTO DEI CIELI, oppure imparare a usare il tuo corpo in una furia di gioia e vento, come la taccola.

Ci vuole tanto.

Magari qualcuno non ti noterà, ma non devi farlo per quello. Devi provare a farlo per provare l’estasi del volo, per sentirti nel tuo corpo qualsiasi forma esso abbia. Chiedi pure a mio cognato come ha fatto.

Amica, cerca la tua corrente, impara un volo che sarà bello perché unico, anche se imperfetto, anche in picchiata o in un breve stallo a mezz’aria.

Vola, amica.

E famme sape’.

Virus

Attenzione genitori!

Si sta diffondendo un contagiosissimo virus che colpisce prevalentemente i bambini tra i 5 e i 10 anni.

Una volta contratto è molto difficile debellarlo, per cui si consiglia innanzitutto una profilassi preventiva.

INCUBAZIONE E SINTOMI

L’incubazione ha una durata che varia da 1 a 10 giorni.

Appena entrato in contatto con il virus il soggetto è affetto da un’insolita inerzia, seguita da assenza di risposta agli stimoli e, in alcuni casi, catatonia. Questo stato di atarassia spesso provoca reazioni psichiatriche nell’adulto deputato all’accudimento del minore, aggravando un quadro clinico familiare già fortemente compromesso.

Finito il periodo di incubazione il soggetto comincerà ad aggirarsi afasico, con gli occhi arrossati, in cerca di qualsiasi bene di consumo di consistenza ritenuta idonea al vano tentativo di assemblare quella che è diventata la sua ossessione: fare lo slime.

Poco importa che lo slime in questione al tatto si manifesti come cerume con grumi di vomito e che per farlo il piccolo zombie abbia stuprato diverse specie di frutta, depredato la dispensa di farina, zucchero e polveri di qualsiasi tipo (spero che teniate quella bianca con la quale vi aiutate ad arrivare a fine giornata fuori dalla portata dei bambini), vandalizzato i flaconi di sapone reperiti in bagno, trafugato tutti i contenitori atti a travasi lasciandosi alle spalle scie di residui mucillaginosi. La casa, se già prima non brillava per ordine e pulizia, ora sembra un campo di tortura e prigionia per meduse e lumaconi della pioggia.

L’origine del contagio è stata individuata nella coppia di Youtuber più famosa del momento (bersaglio di tutta la nostra invidia): Sofì e Luì, meglio conosciuti come i “Me contro Te”, ormai atrocemente diventati “Loro contro Noi”.

PROGNOSI E TERAPIA

I dati dimostrano che la malattia regredisce spontaneamente con la crescita del soggetto infetto.

Al momento la cura non è stata ancora individuata tuttavia gli esperti del settore e le associazioni dei genitori si stanno confrontando su possibili strategie per arginare l’emergenza.

#aiutateci #mecontrote #sofìeluì #youtuber #slime #virus #noicontroloro

💣 CHIAMATA ALLE ARMI!

Da un paio d’anni ormai curiamo questo blog dedicando ad esso parte della nostra giornata e annaffiandolo come una piantina, fiere di tutti voi che ci seguite e partecipate raccontandoci le vostre esperienze per condividere una risata o una lacrima.

Vorremmo spargere ulteriormente il verbo perché crediamo che la mammadimerdaggine meriti di diventare mainstream e contribuire a svecchiare il concetto di maternità nella nostra società.

Ci hanno segnalato l’esistenza di questo concorso, il Macchianera Internet Award, che premia le migliori realtà presenti in rete, basandosi esclusivamente sui voti degli utenti.

Perdereste 3 minuti per votarci?

Vorreste che la nostra piccola ma fantastica realtà venisse riconosciuta come, appunto, strafiga?

Noi (ed è un noi che include anche voi), un premio ce lo meritiamo!

E allora dai, avete tempo fino al 9 settembre!

Potete votare per noi al massimo in 4 categorie (vi consigliamo MIGLIOR COMMUNITY, MIGLIOR PAGINA FACEBOOK, MIGLIOR SITO PER GENITORI E BAMBINI, e un’altra se proprio ci amate tanto) copiando il seguente link nella categoria di riferimento 👇🏿

https://www.facebook.com/mammadimerd/

Ricordate che perché la scheda sia considerata valida è necessario votare almeno per 8 categorie (quindi altre 4 o 5 oltre noi).

Qui sotto il link per votare 👇🏿

Noi cominciamo a scrivere il discorso di ringraziamento, ma non sentitevi pressati.

Dai che si vince!

Se no faremo come il Columba Livia (volgarmente chiamato piccione) e continueremo a scagazzare in ogni dove.

Con affetto, le vostre Mdm.

Psicoteramerda #6

“Carissima Dr.ssa Medea,

Siamo in vacanza e questa mattina sono stata pinguina, ho lasciato al padre due figli e il cane tripode e sono andata al bar, da sola a fare colazione con cornetto e cappuccino.

Il problema è che non l’ho fatto per prendermi una piacevole pausa, ma sono letteralmente fuggita sbattendo la porta per non commettere una strage. Erano le otto del mattino e già ero satura al punto da non reggere oltre.

Poi ovviamente sono tornata a casa con un sacchetto pieno di bomboloni alla crema e brioches al cioccolato per lenire il senso di colpa.

Nonostante il bombolone in segno di pace, figlio1 mi ha accolta con “mamma, dovevi restare a casa” come il peggiore dei figli del patriarcato.

Figlio2 dice solo “da-da-da” ma il tono è di rimprovero.

Il pinguino non ha aperto becco. Negli anni ho imparato ad interpretare i suoi silenzi a mio piacimento. Oggi mi è piaciuto pensare significasse “hai fatto bene, ne avevi bisogno, era giusto così”.

Ora chiedo, come è possibile che l’unica chance sia la via di fuga? Come gestiscono le altre mdm queste situazioni? Parlo con diverse mdm ma negli occhi di nessuna vedo gli stessi giganteschi punti interrogativi.

Grazie per una parola di conforto.”

Cara amica. Cara, carissima amica. Per essere pinguina non basta avere il culone, come me, ma anche come Beyoncé, non basta nemmeno avere un marito (tu hai detto “pinguino”, ma VOGLIO BEN SPERARE che tu ti sia fatta sposa’!) che silenziosamente comprende. Bisogna, per prima cosa, come credo di aver già detto molte volte, ma voi me siete de coccio, abbandonare il concetto di SENSO DI COLPA.

Innanzitutto col senso di colpa offri un’arma a chiunque voglia manovrarti. Tipo che quando torno la sera io mando ancora un SMS a mi’ madre se no nun me dorme. E ho 40 anni. Poi, il senso di colpa, in Natura, è completamente assente. Per spiegarmi meglio, ti parlerò del GIPETO BARBUTO.

Il Gipeto Barbuto è una specie di avvoltoio, talmente gradevole che se ciba di ossa di carogne, e talmente malvagio e astuto che si alza in volo, fa cadere le ossa e le sbriciola sui sassi. Tipo mia suocera con la sua immangiabile parmigiana fritta.

È un po’ una pippa, perché nonostante la stazza non solleva più di due kg e mezzo, un po’ come mio marito quando gli chiedo la mossa de Dirty Dancing.

Ma qual è la vera, pregiatissima qualità del Gipeto, chiederai tu?

IL CAINISMO.

Il cucciolo di Gipeto, se nel nido ha un fratello debole, lo ammazza. O uno, o l’altro. Secondo te, durante l’arco della sua vita ricca di carogne, il Gipeto Barbuto si sentirà mai in colpa per Gipetino Abelino Sacrificatino? No.

Se cerchi conforto, posso dartelo, ma preferirei fare qualcosa di più utile.

Intanto chiediti perché interpreti i silenzi di tuo marito, invece di confrontarvi sulle rispettive insicurezze. Perché pensi di doverti scusare se sei stanca, o se hai bisogno di aiuto. Perché tendi a fuggire in generale, dando per scontato che nessuna si senta come te? Perché tutto questo inutile fardello di colpa, nel tuo nido?

Potrei sbagliarmi, ma mi gioco ‘na palla de mi’ cognato che tra i commenti troverai molte mamme come te.

Perché vi hanno insegnato che non potete avere un cedimento, ma non è vero. Ripeti con me: NON È VERO. Le mammine anni ’50 da telefilm finivano in clinica psichiatrica, alcoliste, tossicodipendenti.

Sai già cosa ti dirò per finire, e so che forse preferivi il pinguino, ma te sei gipeta, e allora sii gipeta, amica.

A ognuno il proprio paio di ali.

Famme sape’.

Vacanze intelligenti

Dopo una vita da globetrotter ho deciso che l’arrivo di due figlie non mi avrebbe fermata, se non per un ko tecnico durante i loro primi anni di vita che ricordo come un lunghissimo afterhour, anni vissuti con i postumi di una colossale sbronza senza nemmeno essermi goduta la parte divertente la sera prima. Una sobrietà allucinata, dovuta alla carenza di sonno e di rapporti umani adulti soddisfacenti.

Dopo aver recuperato le forze ho continuato ad organizzare le mie vacanze seguendo il principio del “ciò che non ammazza fortifica, ma comunque quasi ti ammazza” e così via con le erinni in luoghi lontani, viaggi itineranti con tappe organizzate strada facendo, respirando culture diverse, provando cibi nuovi (si scrive così, si legge massacrata dai “non mi piace perchè c’è la salsa/pepe/gustostrano/lovolevoinbianco/cos’èquest’erbetta” PREZZEMOLO, MANGIA!!!). Vacanze dure, spesso climaticamente sfidanti, che vivo sempre allo stesso modo.

Prima: esaltazione e idealizzazione “sarà bellissimo, faremo questo e quello, staremo insieme, riusciremo a comunicare con la popolazione indigena”

Durante: disperazione “cosa ho fatto, dove le ho portate, speriamo di sopravvivere, non riesco a chiedere nemmeno l’acqua, chi me l’ha fatta fare, mi odio!”

Dopo: esaltazione e idealizzazione “è stato bellissimo, mi manca già, dobbiamo tornarci”.

Come un pesce non ho memoria emotiva, bastano pochi giorni perché io resetti i lati negativi delle esperienze passate (fenomeno puntualmente avvenuto anche con la maternità, infatti ho due figlie).

Mdm2 quest’anno ha ceduto al richiamo del villaggio turistico, si è lasciata ammaliare dall’eco del fischietto del bagnino, dal miraggio della sdraio tra le dune, dal pay off “non avrete un cazzo da fare” e in questo momento, dopo aver passato un’altra giornata da Cenerentola rilocata in un luogo di mare, con gli stessi sbattimenti di sempre ma con l’aggiunta del fastidio della sabbia, la invidio terribilmente. Le invidio il buffet insostenibile, l’odioso animatore, il servizio di pulizie quotidiano che ti bussa in camera mentre dormi.

Per apprezzare le mie, di vacanze, mi basta aspettare solo una cosa: che finiscano!

Vacanze deficienti/ignoranti

LE PARTENZE DEFICIENTI.

LE VACANZE IGNORANTI.

Dopo una vita da globe-trotter di viaggi pazzi, in condizioni disperate, in solitaria, in gruppo, pianificati, all’avventura, turista ce sarai te, io sono viaggiatrice, a contatto con i locali, a cogliere lo spirito vero del luogo, a mangiare con le mani, ad emozionarsi sgranocchiando cavallette tostate davanti a un tramonto, ad abbeverarsi dalle pozzanghere come lo gnu, Mdm2 si è cacata il cazzo.

Ha provato negli ultimi 4 anni a replicare lo stesso schema, perché insomma, li avete visti gli australiani? Non lo sanno manco loro dove abitano nel globo, eppure te li ritrovi dappertutto con questi bambini zozzissimi. E i francesi? I francesi li odiano i bambini, eppure se li trascinano ovunque a fare le vacanze che dicono loro. Poi sulla spiaggia quando il figlio da sotto la sua tendina Decathlon dentro la quale lo hanno saldato dice: “Maman, avrei un pelo di fame”, Maman lo guarda con il libro in mano, gli risponde senza mai alzare la voce: “Lo vedo”, lo sfama con una carezza elegantissima e si gira di nuovo a farsi i cazzi suoi. Protocollo esteso ed applicato anche alla politica internazionale.

Dalla nascita della figlia, che assumeremo convenzionalmente come Anno Zero, per Mdm2 le vacanze hanno smesso di essere tali. Solo un grande, immenso, smisurato bucio di culo con l’eco.

E allora ciao partenze intelligenti.

Io quest’anno voglio le vacanze ignoranti: vado al villaggio all inclusive, con il buffet sempiterno e autorigenerante, con il miniclub, lo schiavo che mi mette l’ombrellone tutte le mattine e il lettino attaccato all’anca della vicina. Non mi importa. Voglio passare una settimana a valutare i tempi della sua ricrescita inguinale. Voglio guardare gli animatori bullizzare gli ospiti davanti a tutta la spiaggia durante il gioco aperitivo e trovarli super simpatici. Voglio tirarmi per andare a cena come quei cavalli arabi ai quali fanno le trecce, mettono frange sulla sella e appongono specchietti anche all’ano. Voglio ballare le cazzo di Cicale tutte le sere, voglio bere amari locali a costo zero e cocktail pieni di ghiaccio carissimi, voglio essere rapinata ma col sorriso; voglio la discoteca dove Gigi Dag ancora se la comanda, e infine voglio lasciare recensioni su Trip Advisor in cui saluto Lello del bar che è troppo un bomber.

Ciao Mdm1, goditi il tuo tour culturale dell’Andalusia o dove cazzo sei- perché in una settimana di messaggi e comunicazioni interrotte da connessioni a 56k e figlie che urlano straziate dalle ferie, non siamo neanche riuscite a capire dove si trovi l’altra.

Mdm2 ti saluta DAL VILLAGGIO PER FAMIGLIE. In un punto qualsiasi dell’Italia.

( Nelle stories di Instagram potete seguire in tempo reale questi preziosi momenti di condivisione familiare. Non farete fatica a distinguere l’una e l’altra. Mdm1 è quella che del viaggiodimerda , Mdm2 quella delle vacanze ignoranti).

I marines

È consuetudine da ormai 7 anni organizzare le ferie o una parte di esse con i due fratelli di pdm, che ribattezzeremo da ora in avanti per motivi di comodità e privacy i Marines.

I Marines sono maschi alpha, aborrono le comodità della vita moderna, se ci fossero due strade per giungere in uno stesso luogo, una perfettamente asfaltata e percorribile in auto e l’altra una mulattiera pedonale inerpicata per chilometri sui monti, tra sabbie mobili, mine antiuomo e coccodrilli, potete star certe che sceglieranno sempre la seconda, ma solo in presenza di sole allo zenit e una quantità importante di bambini sotto i 10 anni.

Proporre di affittare ombrellone e lettini sullo spiaggione attrezzato suonerebbe come pronunciare una bestemmia in chiesa durante la messa, come una resa incondizionata di fronte al nemico, chi mai osasse suggerire un simile scenario verrebbe immediatamente costretto a eseguire 200 flessioni e 30 minuti di corsa sul posto.

Così ogni giorno la truppa si avvia verso una destinazione, la più amena e impervia possibile e, armata di zaini dal peso di un AK47 e razioni K per sopravvivere nella caletta ovviamente sprovvista di chiringuito, si avventura verso la meta a bordo del veicolo da combattimento della fanteria (ovvero la macchina presa a noleggio, versione basic).

Giunti alla meta dopo aver percorso il succitato sentiero (è incredibile quante stradine sempre diverse e sempre ostili alla vita umana si celino in prossimità del mare) partono per le ricognizioni strategiche per la definizione topografica del luogo accannandoti con la fanteria disidratata e richiestiva, ma state pur certe che al loro ritorno avranno individuato il luogo migliore per insediare l’accampamento. Sempre che vi ritrovino.

La carenza di ombra viene prontamente ovviata grazie ad una costruzione messapica di giunchi, relitti e teli mare.

I marines non vanno a farsi una nuotata, loro effettuano ricognizioni marine per l’individuazione e la mappatura delle tane dei polpi da attaccare a mani nude al tramonto. Andare in pescheria è da perdenti, ci si nutre di ciò che si caccia!

Il mantra è: NO RELAX!

Ma l’ammutimento è dietro l’angolo… stay tuned!